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Persino i “Migliori di Noi” Sono Chiamati a Mortificare il Peccato

Introduzione

Abbiamo visto nel primo capitolo che Owen ha sviluppato due tesi principali da Romani 8:13. Il suo scopo nel secondo capitolo e` di elaborare, chiarire e rafforzare la prima di queste due asserzioni, vale a dire:

I migliori credenti, che sono sicuramente liberati dal potere di condanna del peccato, dovrebbero tuttavia prendersi cura di mortificare, ogni giorno della loro vita, l’ insito potere del peccato.

Il secondo capitolo sviluppa e discute questa principale asserzione lungo le seguenti linee:

(1) Il peccato insito risiede sempre nei credenti.

(2) Il peccato insito agisce sempre per produrre le opere della carne.

(3) Il peccato insito non solo agisce, ma mira a produrre peccati che distruggono l’anima.

(4) Lo Spirito e la nuova natura ci sono state date affinche` possiamo opporci al peccato e al desiderio.

(5) Trascurare questo dovere di mortificazione, causa l’indebolirsi dell’anima.

(6) Ci viene comandato di perfezionare la santita` grazie alla reverenza per Dio.

Dopo aver discusso questi sei punti, Owen conclude questo capitolo con una nota circa il male che accompagna il Cristiano che sostiene di conoscere Dio e tuttavia continua nel noto peccato. Tale male e` prima di tutto in lui stesso e, secondariamente, negli altri. In se stesso perche` egli tratta il peccato con leggerezza e pertanto prende alla leggera il sangue di Cristo. Negli altri, perche` il suo peccato li indurisce facendo loro credere di essere sufficientemente buoni e sono percio` ingannati circa il loro reale bisogno di misericordia e grazia.

Una Dettagliata Discussione dell’Argomento del Secondo Capitolo

Osserveremo ora piu` in dettaglio l’argomento di Owen nel secondo capitolo, cominciando prima di tutto a riaffermare le sue tesi principali, supportandole questa volta non da Rom 8:13, ma da Col. 3:5 e 1Cor 9:27. Esamineremo poi i suoi sei punti indicati sopra. Concluderemo questo capitolo menzionando i commenti di Owen circa i mali che accompagnano ogni professante (cioe`, uno che sostiene di essere un Cristiano) che non mortifica.

    Tesi Principale: E` dovere di tutti i veri Cristiani mortificare le opere della carne

Owen comincia con una riaffermazione della sua tesi principale, vale a dire che

I migliori credenti, che sono sicuramente liberati dal potere di condanna del peccato, dovrebbero tuttavia prendersi cura di mortificare, ogni giorno della loro vita, l’ insito potere del peccato. 21

Questa verita`, sostiene Owen, puo` essere facilmente vista in diversi scritti di Paolo, oltre che in Romani 8:13. Per esempio Colossesi 3:5 parla su questo stesso punto:

Pertanto, mettete a morte tutto cio` che nella vostra natura appartiene alla terra: immoralita` sessuale, impurita`, vergognose passioni, desideri cattivi e cupidigia che e` idolatria (italici miei).

Lavorando su questo verso Owen chiede: “a chi sta parlando Paolo?” Nell’immediato contesto egli nota che l’apostolo scrive a coloro che sono stati “elevati con Cristo” (v.1); che sono “morti” con Lui (v.3); coloro la cui vita e` in Cristo e con Lui “saranno manifestati in gloria” (v.4).22 Parlando direttamente ai suoi lettori, ora Owen continua:

Praticate la mortificazione, rendetela il vostro lavoro quotidiano... ucci-dete il peccato o esso uccidera` voi. Il vostro essere virtualmente morti con Cristo, il vostro essere stimolati da Lui, non vi esenta dal fare questo lavoro.23

E il nostro Salvatore ci dice in che modo Suo Padre si comporti con ogni ramo che porta frutti... Egli lo pota e questo non per un giorno o due, ma fintanto che e` un ramo in questo mondo (italici miei).24

Owen dice che in un’altra, precedente occasione, in 1 Corinti 9:27, l’apostolo Paolo solleva questa questione del mortificare la carne, sebbene non si trovino qui le specifiche parole. Il verso scorre come segue:

Anzi, io sottometto il mio corpo e lo rendo mio schiavo cosicche`, dopo aver predicato agli altri, non sia io stesso squalificato.

Riguardo a questo verso e, per la verita`, riguardo all’intera attitudine di Paolo su questo soggetto, i commenti di Owen sono rilevanti:

E se questo era il lavoro e l’occupazione di Paolo, il quale fu incomparabilmente esaltato in grazia, rivelazioni, godimenti, privilegi, consolazioni, in misura superiore a quella ordinariamente concessa ai credenti, su cosa basiamo la possibilita` di trovarci noi stessi esonerati25 da questo lavoro e dovere, mentre siamo in questo mondo? 26

Pertanto Owen introduce almeno altri due principali testi per dimostrare il suo punto, cioe` che la mortificazione non e`riservata ai migliori Cristiani, ne’ e` per i non-Cristiani, ma e` invece il dovere di tutti i Cristiani e deve essere al centro della loro esperienza di vita Cristiana. Non e` un’opzione per il Cristiano che pronuncia il nome di Cristo: “si allontani da ogni iniquita`” (2 Tim 2:19).

    (1) dimostrera`che il peccato insito risiede sempre nei credenti e non esiste perfezione in questa vita:

Per poter sostenere che dobbiamo mortificare la carne, Owen deve dimostrare che i Cristiani posseggono tuttora la carne. Questo e` il suo punto in questa sezione.

Owen dice che il peccato insito risiede in noi fino alla glorificazione. Ma ci sono quelli che hanno negato questa dottrina e hanno sostenuto di aver obbedito ai comandi di Dio perfettamente, o di essere totalmente morti al peccato in questa vita. Owen considera questo argomento come “vano, stupido e ignorante”. Egli osserva che ci sono due tipi di persone che arguiscono in questo modo: (1) ci sono quelli che non negano la presenza del peccato insito, ma la loro percezione spirituale e` cosi` orrenda che, non facendo in essenza alcuna distinzione fra bene e male, essi asseriscono di avere perfettamente ubbidito ai comandamenti di Dio. Questa cosiddetta perfezione finisce quindi con l’essere il colmo dell’empieta`, poiche` essi chiamano bene il male e male il bene; (2) ci sono altri che negano il peccato insito e si presumono percio` perfettamente capaci di ubbidire alla legge di Dio; essi creano una nuova rettitudine, uno standard diverso dalla rettitudine di Cristo. Nella loro arroganza essi si dimostrano ignoranti della vita di Cristo.

La sola risposta a tale stupidita`, dice saggiamente Owen, e` di non andare oltre cio` che e` scritto o vantarci di qualcosa che Dio non ha fatto per noi. Paolo dice in Filippesi 3:12 che egli, il grande apostolo, non e` ancora arrivato, volendo in parte dire che egli non ha completamente superato il potere e la presenza del peccato insito:

Fil 3:12 Non che io abbia gia` raggiunto questo, cioe` non sono ancora stato reso perfetto, ma mi sforzo di prendere possesso di cio` per cui anche Gesu` Cristo prese possesso di me.

In 1 Cor 13:12 Paolo implica che noi camminiamo tuttora in una parziale oscurita` poiche` “conosciamo in parte” e non completamente:

1 Cor 13:12 Perche` ora noi vediamo come in uno specchio, indirettamente, ma allora noi vedremo faccia a faccia. Ora conosco in parte, ma allora conoscero` pienamente, cosi` come sono stato anche completamente conosciuto.

Poiche` noi “conosciamo in parte”, ci e` comandato da Pietro di “crescere nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore:

2 Pet 3:18 Ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesu` Cristo. A Lui sia l’onore, ora e in quel giorno eterno.

Owen ci indirizza anche a Galati 5:17 dove Paolo chiarisce il punto. L’uso del presente indicativo, “ha desideri” (o “desidera” come nella Bibbia di Owen”), indica una continua lotta e guerra:

Gal 5:17 Infatti la carne ha desideri che sono opposti allo Spirito, e lo Spirito ha desideri che sono opposti alla carne, perche` i due sono in opposizione l’uno all’altra, cosicche` voi non potete fare cio` che volete.27

Pertanto, mediante questo e altri testi, incluso Fil 3:21, in cui Paolo dichiara che i nostri peccaminosi corpi non saranno completamente trasformati finche` Cristo non verra` dal Cielo, Owen dimostra la sua asserzione e noi faremmo bene a raddrizzarci a sedere e prendere nota: il peccato insito rimane con noi, come credenti, fino alla nostra morte. Ingannarsi su questu punto e` fatale per l’obbediente e vigorosa vita Cristiana.

    (2) il peccato insito agisce sempre per produrre le opere della carne.

Non solo il peccato risiede tuttora in noi, ma esso agisce anche, costantemente, per produrre le opere della carne. Non dobbiamo lasciarci ingannare quando il peccato sembra quieto per un certo periodo. Non dovremmo mai pensare che, poiche` il peccato sembra essersi acquietato per un certo periodo, noi siamo finalmente liberi dai suoi intrighi, perche` il peccato “non e` mai meno quieto di quando sempra essere assolutamente quieto, e le sue acque sono per la maggior parte profonde, quando sono immobili”. Pertanto “i nostri espedienti contro di esso [dovrebbero] essere vigorosi in ogni momento e sotto ogni condizione, specie quando queste sono meno sospette”.28 Questo e` dimostrato dai seguenti testi, cosi` come dai precedenti gia` menzionati sopra. Paolo dice in Rom 7:23 che il peccato e` (non “era”) una legge nelle “mie membra che muove guerra contro la legge della mia mente”.

Rom 7:23 Ma io vedo una legge diversa nelle mie membra, che muove guerra contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato, che e` nelle mie membra.

Giacomo 4:5 dice che il nostro spirito “ha invidiose brame” oppure, nella traduzione di Owen, “desidera fino ad invidiare”.29

Giacomo 4:5 O pensate che la Scrittura non significhi niente quando dice, “Lo spirito che Dio ha fatto vivere in noi ha una brama invidiosa”?

L’autore di Ebrei, nelle sue ammonizioni ai compagni Cristiani, ricorda loro che la vita Cristiana, da un certo punto di vista, puo` essere considerata come una “corsa”. E` necessario allora, se si vuole vincere, liberarsi di ogni peso in eccesso, e quel peso in eccesso, nella vita Cristiana, si riferisce al peccato e Owen e` corretto quando, da Ebrei 12:1, insiste sul fatto che “il peccato cosi` facilmente ci invischia” o, nella Bibbia NET, “si aggrappa a noi cosi` saldamente”.

Ebrei 12:1 Poiche` dunque noi siamo circondati da una tale schiera di testimoni, dobbiamo liberarci di ogni peso e del peccato che si aggrappa a noi cosi`saldamente, e correre con tenacia la corsa che e` stata predisposta per noi...

Qual e` l’origine di questo profondo e persistente problema col peccato? E` “la carne”, la realta` che nella mia carne “non abita bene alcuno”. La carne non puo` essere redenta: va crocefissa, come se fosse uccisa. I desideri iniqui vengono dalla nostra carne che continua costantemente a tentarci e a concepire il peccato (Giacomo 1:14). E qui sta la parte difficile: “In ogni azione morale, o ci fa tendere al male, o ci impedisce di fare cio` che e` buono, o distoglie lo spirito dalla comunione con Dio”.30 Esso si trova costantemente con noi.

Owen continua:

Chi puo` dire di aver mai avuto qualcosa da fare con Dio o per Dio, che il peccato insito non abbia attivamente concorso a corrompere. E continuera` ad essere piu` o meno all’opera per il resto dei nostri giorni. Se, dunque, il peccato continuera` sempre ad agire, mentre noi non stiamo continuamente mortificando, siamo creature perse. Colui che sta immobile e permette che i suoi nemici gli infliggano doppi colpi senza opporre resistenza, alla fine verra` indubbiamente conquistato. Se il peccato e` sottile, attento, forte e sempre all’opera per uccidere le nostre anime, mentre noi siamo pigri, negligenti e stupidi, proseguendo cosi` verso la rovina che questo comporta, possiamo aspettarci un evento positivo?... I santi, le cui anime aspirano alla liberazione dalla sconcertante ribellione del peccato, sanno che non c’e` salvezza contro di esso se non in una costante guerra.31

    (3) Il peccato insito, non solo agisce, ma mira a produrre peccati atti a distruggere l’anima

Paolo dice in Galati 5:19-21 che le opere della carne sono ovvie:

5:19 Ora, le opere della carne sono ovvie: immoralita` sessuale, impurita`, depravazione, 5:20 idolatria, stregoneria, inimicizie, conflitti, gelosia, esplosioni di rabbia, rivalita` egoistiche, contese, fazioni, 5:21 invidie, omicidi, ubriachezza, orge e cose simili. Vi avverto, come vi avevo preavvisato: coloro che praticano tali cose non erediteranno il regno di Dio!

Ogni desiderio della carne quindi, mirerebbe all’estremo peccato di quel particolare tipo: “ogni pensiero impuro o occhiata, se potesse, diventerebbe adulterio; ogni concupiscente desiderio diventerebbe oppressione; ogni dubbio diventerebbe ateismo, se potesse crescere fino al culmine”32. E` cruciale che noi capiamo questa verita`, poiche` e` proprio in questo processo di movimento dal piu` piccolo al piu` grande che il peccato ha il suo maggiore ascendente, cioe` mediante la sua ingannevolezza (Ebrei 3:13).

Fondamentalemente, l’idea che Owen sta proponendo qui, e` che il tollerare un peccato noto, per quanto piccolo, da` alla carne un punto d’appoggio da cui lanciarsi per un ulteriore sviluppo di quel peccato e l’indurimento del cuore. Questa e` certamente una posizione pericolosa in cui trovarsi.

In un certo senso e` [il peccato] modesto nelle sue spinte e proposte iniziali ma, una volta presa posizione nel cuore per mezzo di esse, costantemente stabilisce il proprio terreno e preme verso ulteriori gradi dello stesso genere.

Noi tutti abbiamo fatto esperienza di cio` di cui Owen sta parlando e contro cui la Bibbia ci mette in guardia come Cristiani. Semplicemente, il peccato non e` mai soddisfatto: e` come la tomba. Quando cediamo al peccato, difficilmente noi notiamo o siamo consapevoli di quanto ci siamo allontanati da Dio.

Questo nuovo agire e premere in avanti [del peccato] fa si` che l’anima a mala pena noti come la via sia stata aperta verso la separazione33 da Dio; essa pensa che, se non c’e` ulteriore sviluppo, tutto vada bene come al solito... ma il peccato sta tuttora spingendo oltre (italici miei).

La ragione di questo ininterrotto attacco e` “perche` esso [il peccato] non ha altra mira che la totale rinunzia a Dio e opposizione a Lui.”34 Ma va notato chiaramente, e Owen lo ripete, che il peccato intacca e “procede verso il culmine per gradi, stabilendo il terreno che ha guadagnato mediante la durezza” e questo “non grazie alla sua natura, ma alla sua ingannevolezza”.35

    (4) Lo Spirito e la nuova natura ci sono state date perche` possiamo opporci al peccato e al desiderio.

Owen afferma che questa e` una delle ragioni per cui ci e` stato dato lo Spirito, cioe`, perche` possiamo opporci al peccato e al desiderio. I passi che seguono chiariscono il punto. In Gal 5:17 lo Spirito si oppone alla carne. In Pietro 1:4 l’apostolo ci dice che, mediante le promesse di Dio, noi diventiamo partecipi della natura divina e in questo modo sfuggiamo la corruzione causata nel mondo dai desideri malvagi. Alla fine Owen fa notare che in Rom 7:23 abbiamo una legge nelle nostre menti (prodotta dallo Spirito e dalla nuova natura) contraria alla legge del peccato e della morte che e` nelle nostre membra. Ecco i testi chiave nella discussione di Owen:

Gal 5:17 Infatti la carne ha desideri contrari allo Spirito, e lo Spirito ha desideri contrari alla carne, perche` i due sono in opposizione l’uno verso l’altro, cosicche` voi non potete fare cio` che volete.

2 Pietro 1:4 Attraverso queste cose Egli ci ha elargito le Sue preziose e magnificenti promesse, perche` per mezzo di esse voi diventaste partecipi della natura divina, dopo essere sfuggiti alla corruzione mondana che e` prodotta dal desiderio malvagio.

Rom 7:23 Ma vedo un’altra legge nelle mie membra che dichiara guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che e` nelle mie membra.

Owen dice che sarebbe stupido permettere a due combattenti di lottare, continuamente trattenendo uno e permettendo all’altro di infliggere ferite a proprio piacimento. E` dunque stupido per il Cristiano trascurare di impiegare giornalmente, per la mortificazione del peccato, lo Spirito e la nuova natura dataci e continuare apermettere alla carne di colpire come le pare. In verita`, e` di per se` un peccato contro “la bonta`, gentilezza, saggezza, grazia e amore di Dio, che ci ha forniti di un principio per farlo [cioe`, mortificare la carne].”36 I Cristiani che persistono in questo atteggiamento, possono scoprire che Dio sta giustamente trattenendo la mano dal concedere loro piu` grazia, dato che i doni sono dati per essere usati e esercitati.

    (5) Trascurare questo dovere di mortificare, causa l’appassimento dell’anima

Paolo dice che, sebbene all’esterno stiamo morendo, internamente noi siamo rinnovati giornalmente (2 Cor 4:16). Ma, senza la mortificazione del peccato, noi danneggiamo seriamente questo processo divinamente disegnato: il peccato prospera e la grazia e` eclissata nel cuore. Pertanto Owen fa notare che “esercizio e successo” sono i due principali nutrimenti della grazia nel cuore; quando essa [la grazia] e` costretta a giacere immobile, appassisce e si deteriora: le cose che le appartengono stanno per morire (Ap 3:2).37

Rev 3:2 Risvegliati dunque e rafforza il resto che sta per morire, perche` non ho trovato le tue opere complete davanti al mio Dio.

Eb 3:13 Ma esortatevi a vicenda ogni giorno, fintanto che si puo` dire “Oggi”, cosicche` nessuno di voi venga indurito dall’inganno del peccato.

Ecco perche` i Cristiani, che erano una volta zelanti verso Dio e i Suoi metodi, sono diventati freddi: essi non hanno messo a morte le opere della carne e hanno aperto l’accesso perche` il peccato indurisse i loro cuori nei confronti di Dio. Questo e` il tipo di tiepidezza che vediamo cosi`comunemente nel ventunesimo secolo. Certamente le seguenti parole di John Owen parlano alla nostra stessa situazione oggi in America:

La verita` e` che, da una parte il rendere la mortificazione un tipo di spirito rigido e ostinato -che e` per lo piu` terreno, legalistico, censorio e parziale, e si accorda bene con rabbia, invidia, malizia e orgoglio- e dall’altra le pretese di liberta`, grazia e non so che altro, hanno fatto si` che la vera mortificazione evangelica sia quasi andata perduta fra noi38

    (6) Ci viene comandato di perfezionare la santita` per reverenza verso Dio

I seguenti tre passaggi chiariscono ancora che e` nostro dovere giornaliero mortificare la carne e perfezionare la santita` per reverenza verso Dio. E non ci sara` crescita in santita` senza mortificazione della carne. Come dice Owen, “che nessuno pensi di fare alcun progresso in santita`, senza calpestare le interiora dei propri desideri. Chi non uccide il peccato nella propria condizione [cioe`, lungo il percorso della propria vita], non fa passi avanti verso la fine del suo viaggio”39 Le parole di Owen sono una buona medicina per noi che viviamo in un’era che promuove ogni sorta di pseudo-spiritualita` al cui centro non c’e` la croce di Cristo e pratica santita`. Forse oggi, abbiamo bisogno di chiarificazioni su questa dottrina piu` di ogni altra.

2 Cor 7:1 Pertanto, carissimi, poiche` abbiamo queste promesse, purifichiamoci da ogni contaminazione del corpo e dello spirito, compiendo cosi` la nostra santificazione per reverenza verso Dio.

2 Pietro 3:18 Ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesu` Cristo.

2 Cor 4:16 Percio` non ci scoraggiamo: anche se il nostro corpo fisico si sta deteriorando, il nostro uomo interiore si sta rinnovando di giorno in giorno.

Due Mali che Aspettano Ogni Credente Non Mortificato

Ci sono due mali che accadono alla persona che si professa Cristiana eppure continua volutamente in un noto peccato. Primo, una tale persona dimostra di trattare il peccato con leggerezza e di conseguenza anche la croce di Cristo. La gente si comporta in questo modo, dice Owen, quando “ingoia e digerisce” peccati giornalmente, senza un minimo di amarezza dentro la propria anima. Essi usano il sangue di Cristo, che ci fu dato per purificarci (1 Gv 1:7), l’esaltazione di Cristo, che deve dare pentimento (Atti 5:31), e la dottrina della grazia, che ci deve insegnare a rinnegare le passioni mondane (Tito 2:11-12), come ragioni e scuse per peccare. Owen considera questa condizione come uno stato di “ribellione che... spezzera` le ossa.”

Quando un uomo ha stabilito la propria convinzione su un tipo di comprensione della grazia e della misericordia tale da essere capace di inghiottire e digerire peccati giornalmente, senza amarezza, quell’uomo e` sull’orlo di trasformare la grazia di Dio in lascivia e di essere indurito dall’ingannevolezza del peccato.40

Il secondo male che questa condizione produce, riguarda gli altri e ha una doppia natura. Primo: indurisce gli altri. Il punto di Owen sembra essere questo: quei Cristiani che non mortificano la carne, induriscono gli altri, portandoli a pensare di essere in una condizione tanto buona quanto il migliore dei Cristiani. Quando quindi costoro guardano ai Cristiani devoti con occhi macchiati dal peccato, essi immaginano se stessi altrettanto devoti. Pertanto essi hanno un cosiddetto zelo verso Dio che pero` non e` accompagnato da pazienza con la gente e rettitudine universale. Essi si separano dal mondo, ma vivono poi vite egoistiche, totalmente focalizzati su se stessi. Essi parlano spiritualmente, ma vivono vanitosamente. Essi si vantano del perdono, ma non perdonano mai gli altri. Secondo, i professanti non mortificati ingannano gli altri incoraggiandoli a credere che se possono arrivare a eguagliarli (cioe` eguagliare i professanti non mortificati) tutto andra` bene. Ma, come Owen fa notare, anche se questi “altri” sembrano essere di gran lunga superiori al professante non mortificato, possono comunque essere privi di vita eterna.

Un Sommario del Secondo Capitolo

Abbiamo detto che la tesi primaria di Owen in questo capitolo era di dimostrare che “i migliori credenti, che sono sicuramente liberati dal potere di condanna del peccato, dovrebbero tuttavia prendersi cura di mortificare, ogni giorno della loro vita, l’ insito potere del peccato”. Egli lo ha fatto mostrando da vari testi, oltre a Romani 8:13, che non solo il peccato insito rimane dopo la conversione, ma agisce anche potentemente per produrre desideri e atti peccaminosi. Questi desideri peccaminosi mireranno sempre a raggiungere il massimo grado del loro tipo ma, mediante lo Spirito e la nuova natura -basandosi sulla meritoria totale mortificazione del peccato fatta da Dio con la croce di Cristo- il Cristiano dovrebbe mettere a morte tali desideri. Trascurare questo dovere, e` continuare a dare al peccato un punto d’appoggio nell’anima; produrre un cuore duro verso Dio, e prendere alla leggera sia il peccato che la croce. Rispetto agli altri, li fa indurire nella “loro stessa rettitudine” e li inganna, facendo loro credere che tale comportamento e` il livello accettabile da Dio e coerente con il possesso della vita eterna.


21 VI:9.

22 Owen e` sempre chiaro nel mettere il dovere della mortificazione al suo corretto posto nell' ordo salutis o via di Dio per la salvezza dal peccato. E` un imperativo che poggia sull'indicativo della finita opera di Dio in Cristo e sul presente dono dello Spirito.

23 Owen e` perfettamente corretto su questo punto. In verita`, come Paolo ha appena discusso, e` perche` siamo morti al peccato in Cristo e stimolati dal Suo Spirito che noi vogliamo mortificare le opere della carne.

24 VI: 9-10.

25 Cioe`, trovare se stessi esonerati

26 VI:10.

27 Ricordate che Paolo sta qui scrivendo a Cristiani, non per suggerire che tale lotta e` insolita e anormale, ma per sostenere invece esattamente l'opposto, cioe` che questa continua, implacabile guerra, e` la normale vita Cristiana. Questo, naturalmente, e` il punto di Owen.

28 VI:11.

29 La precisa interpretazione di questo verso e`, naturalmente, colma di sfide. Per una breve discussione delle possibili interpretazioni e delle loro varianti, vedi Ralph P. Martin, James, Word Biblical Commentary, ed. David A. Hubbard and Glenn W. Barker, vol. 48 (Dallas: Word, 1988), in loc., elec. version; vedi anche Buist M. Fanning, “James,” in A Biblical Theology of the New Testament, ed. Roy B. Zuck e Darrell L. Bock (Chicago: Moody, 1994), 422, f.n. 11.

30 VI:11.

31 VI:11-12. Il lettore e` esortato a non lasciarsi scoraggiare dal realistico quadro fatto da Owen circa la nostra battaglia contro la carne. Il quadro e` lo stesso fatto dall'apostolo Paolo, il quale scrisse sotto l'ispirazione dello Spirito (lo stesso Spirito cioe`, che combatte assieme a noi in questa battaglia). Sia egli/ella invece incoraggiato a continuare a leggere e vedere come Owen tratta il problema della perseveranza. Questo verra` visto piu` avanti, sebbene anche in questo capitolo egli parli del ministero dello Spirito. In seguito, nei capitoli 7-14, egli ci offrira` consigli molto saggi per aiutarci nella nostra lotta contro il peccato. Continuate la lettura dei vari capitoli!

32 VI:12

33 Cioe` come il peccato ha avviato gli stadi iniziali di indurimento del cuore verso Dio e le cose spirituali; siamo separati dalla vitale comunione con Dio e la maggior parte delle volte non lo sappiamo neppure, finche` Egli non ci fa tornare ai nostri sensi spirituali. Owen non si riferisce alla perdita della salvezza, ma alla perdita della comunione in cui esiste il riconoscimento della santita` di Dio e della mia depravazione.

34 VI:12.

35 VI:12.

36 VI:13.

37 IV:13.

38 VI:14.

39 VI:14.

40 VI:15.

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