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Mortificare il Peccato - Considerato Positivamente

Introduzione

Nel precedente capitolo (5) abbiamo imparato cio` che la mortificazione non e`. Moltificazione non e` l’uccisione o l’eradicazione di un peccato. Il peccato sara` con noi fintanto che siamo in questi corpi. La mortificazione non e` neppure la dissoluzione di un peccato, cioe` lo smettere o abbandonare un peccato in termini di azioni esterne. Noi dobbiamo ricordare che Dio guarda nel cuore e esso pure deve essere purificato dal peccato. In verita`, Gesu` si focalizza principalmente, anche se non esclusivamente, sul cuore. Mortificazione non e` acquisire una calma e quieta natura. Alcuni sono piu` naturalmente portati di altri verso questo tipo di comportamento, ma questo non indica che essi abbiamo mortificato anche un solo peccato. Mortificazione non e` neppure dirottamento di un peccato. Gli uomini anziani spesso non inseguono i desideri che avevano quando erano giovani, ma i loro cuori non sono meno colmi di desiderio, ora dirottato verso altre cose. Owen ha arguito che questo e` dovuto al fatto che che essi non hanno mai veramente mortificato alcun peccato, ma hanno cemplicemente cambiato gli oggetti dei loro peccaminosi sentimenti. Essi hanno dirottato i loro peccaminosi desideri, non li hanno mortificati. Infine, mortificazione del peccato non e` lo stesso che reagire con determinazione al peccato quando erompe inaspettatamente o quando ci troviamo in qualche grave situazione e abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio. Petanto la mortificazione non equivale all’avere un`occasionale vittoria sul peccato.

Torniamo ora al nostro riesame del capitolo 6 e ai positivi commenti di Owen sul significato della mortificazione. Ci sono tre punti principali che egli vuole stabilire. Egli arguisce che la mortificazione involve: (1) l’abituale indebolimento del peccato; (2) la costante lotta contro il peccato e (3) l’avere vittoria e successo sul peccato.

Una Dettagliata Discussione dell’Argomento del Sesto Capitolo:Mortificare il Peccato Consiste in The Cose

    Un Suo Abituale Indebolimento

    Owen comincia questa sezione ponendo l’enfasi sul fatto che “ogni desiderio e` una depravata abitudine o disposizione che inclina continuamente il cuore verso il male.” 64 La condizione di ogni uomo e` davvero esattamente catturata in Gen. 6:5: “ogni inclinazione dei pensieri del cuore dell’uomo e` sempre e solamente verso il male.” Tale e` la nostra disperata e pietosa condizione. Pertanto e` importante realizzare sin dall’inizio che il peccato si schierera` contro la vostra anima con violenza e impetuosita`. Esso fara` di tutto per “oscurare la mente, disperdere le convinzioni, spodestare la ragione, far cessare il potere e l’influenza di qualunque considerazione atta a ostacolarlo, passare attraverso tutto in una fiammata,”... rimanere vivo e vigoroso, “per ribellarsi, concepire, agitare, provocare, sedurre, [e] turbare.” 65Come gli apostoli Pietro e Giacomo notarono:

1 Pietro 2:11 Carissimi, vi esorto, come stranieri e pellegrini, ad astenervi dai desideri carnali che combattono contro l’anima.

Giacomo 1:14-15 Invece, ognuno e` allettato e sedotto dalla propria concupiscenza. Poi quando la concupiscenza ha concepito, partorisce il peccato e quando il peccato e` compiuto, produce la morte.

    Ci sono, comunque, due limitazioni all’idea che ogni desiderio costringa egualmente a commettere il peccato. Primo: a volte un desiderio, per via del naturale temperamento della persona, o per via di certe occassioni e opportunita` (cioe`, tentazioni) puo` essere piu` grandemente rafforzato rispetto ad altri in quella persona o a desideri simili in un altra. Forse Satana ha portato la persona ad una particolare abitudine o modo di pensare, cosicche` ora certi peccati si manifestano piu` spesso e con maggior forza. In ogni caso, basta un solo desiderio, profondamente radicato nel comportamento, per produrre oscurita` nell’anima. Noi possiamo persino riconoscere nelle nostre menti cio` che e` giusto, ma le nostre emozioni e sentimenti sono talmente avvinti, che siamo incapaci di rispondere.

    Secondo: non tutti i peccati costringono in egual misura, vale a dire in termini di consapevolezza interiore e della loro manifestazione esteriore. Paolo fa una distinzione fra fornicazione e tutti gli altri peccati:

1 Corinti 6:18 Fuggite la fornicazione! Ogni altro peccato commesso da una persona e` fuori dal corpo, ma il fornicatore pecca contro il suo stesso corpo.

    Pertanto, dice Owen, “le spinte di quel peccato sono... piu` riconoscibili” di altre, come per esempio dell’amore per il mondo. L’ “amore per il mondo,” come dice Giovanni (1Giovanni 2:15-16), puo` avere avvinto l’anima piu` della fornicazione, ma in qualche modo e` piu` difficile da scoprire, sia per la persona che per gli altri. Ne consegue percio` che il mondo vede spesso l’uomo che combatte contro la fornicazione come meno mortificato dell’uomo che e` mondano. Naturalmente non e` necessariamente cosi`, bensi` le “spinte” dell’immoralita` sessuale sono per noi piu` evidenti di quelle della mondanita`, specialmente quando un gran numero di persone non sanno neppure cosa sia la mondanita`!

    In questa sezione Owen ha percio` mostrato tanto l’avvincente potere del peccato, quanto i due modi da cui appare che non tutti i desideri agiscono sempre con la stessa intensita` per produrre il peccato. Ora che abbiamo capito queste cose, Owen ci porta al suo primo punto principale:

Io dico allora che la prima cosa nella mortificazione e` l’indebolimento di questa abitudine [del peccato], che esso non costringera` e agitera` come prima; che non attrarra` e deviera`; che non turbera` e non rendera` dubbiosi: l’uccisione della sua vita, vigore, rapidita` e prontezza a essere eccitante. Questo e` chamato “crocifiggere la carne con i suoi desideri,” Gal. 5:24; cioe` toglierle la linfa vitale e lo spirito che le danno forza e potere: il deperire del corpo di morte “giorno per giorno,” 2 Cor. 4:16.66

I due passaggi che Owen cita meritano di essere letti in connessione con questo:

Galati 5:24 Ora, coloro che appartengono a Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e desideri.

2 Corinti 4:16 Pertanto non ci scoraggiamo, ma anche se il nostro corpo fisico si va deteriorando, il nostro uomo interiore si sta rinnovando di giorno in giorno.

    Owen paragona la mortificazione del peccato ad un uomo inchiodato alla croce. Cosi` come tale uomo inizialmente lotta e piange chiedendo di essere messo giu`, cosi` il peccato lotta con grande violenza fino a quando, eventualmente, gli viene tolta la linfa vitale e la sua forza viene dissipata attraverso la mortificazione. Esso puo` urlare violentemente verso la fine della sua vita, ma morira`. Questo, dice Owen, e` descritto in Romani 6:6:

Romani 6:6 Noi sappiamo che il nostro vecchio uomo e` stato crocifisso con Lui, affinche` il corpo del peccato non ci dominasse piu` e noi non fossimo piu` schiavi del peccato.

    Da questo verso Owen fa ancora numerose osservazioni. Qual’e` il fine o lo scopo della crocifissione della natura peccaminosa? Affinche` noi possiamo non essere piu` schiavi del peccato e possiamo non essere piu` costretti a ubbidire a ogni sua anche minima richiesta. E questa liberazione dal peccato si applica non solo ai peccati carnali e sensuali, quali la concupiscenza della carne e degli occhi, e la superbia della vita, ma e` anche liberazione dall’opposizione che esite fra noi e Dio a causa della nostra depravata natura, cioe` le nostre menti e volonta`. Il peccato, sia che ci costringa a compiere azioni malvage o ci impedisca di fare cio` che e` buono, e` indebolito grazie alla crocifissione dello stesso corpo da cui scaturisce. Meno di cosi` e` colpire solamente il frutto e mancare la radice.

    Pertanto, la mortificazione comporta prima di tutto l’indebolimento del peccato per mezzo della crocefissione dei desideri, distruggendo la radice stessa che lo origina. La mortificazione comporta anche una costante lotta e conflitto con il peccato.

    In Costante Lotta e Conflitto con il Peccato

    Ci sono almeno tre aspetti nel lottare e contendere con il peccato che ognuno deve riconoscere se vuole sconfiggere il peccato. Primo: bisogna realizzare che si ha un nemico. Secondo: si deve cercare di capire i metodi, le astuzie e gli espedienti del proprio nemico. Terzo: l’apice del conflitto e` sopraffare il nemico con qualunque cosa sia distruttiva per i suoi piani.

      Sapere che Avete un Nemico

    Alcuni Cristiani, non avendo familiarita` con la santita` di Dio, non hanno familiarita` alcuna con la propria peccaminosita` e con il nemico all’interno. Il primo passo per la mortificazione del peccato e` riconoscere chiaramente e ammettere che abbiamo un nemico spietato e che dobbiamo trattare il peccato come tale. Il peccato e` un nemico mortale che non fa prigionieri. Chiunque pecca, muore. Il peccato deve essere distrutto con ogni mezzo possibile: con tutti i mezzi ordinati da Dio.

      Cercare di Capire il Vostro Nemico

    Come in ogni battaglia, il generale in carica farebbe bene a conoscere il proprio avversario. Farebbe bene a conoscere le sue strategie, metodi, avanzamenti, tattiche, cosi` come le occasioni del suo successo. In questo modo, egli puo` anticipare e superare il nemico, conoscendo in anticipo ogni sua mossa. Owen descrive la spiritualita` pratica in questi termini:

E, invero, una delle parti migliori e piu` eminenti della pratica saggezza spirituale consiste nello scoprire le sottigliezze, le procedure e le profondita` del peccato insito; considerare e conoscere dove giace la sua piu` grande forza; di quali vantaggi fa uso per creare occasioni, opportunita`, tentazioni; quali sono le sue argomentazioni, pretesti, ragionamenti; quali sono i suoi stratagemmi, apparenze, scuse; schierare la saggezza dello Spirito contro l’astuzia del vecchio uomo; seguire le tracce di questo serpente in tutte le sue curve e tortuosita`; essere capaci di dire al suo piu` segreto e (per un cuore comunemente strutturato) impercettibile agire: “Questa e`la tua vecchia via e rotta: so a cosa miri”: pertanto, essere sempre pronti e` buona parte della nostra guerra. 67

      Sopraffare il Nemico

    Owen dice che dovremmo giornalmente sopraffare il peccato con tutte quelle cose che sono aggressive, mortali e distruttive per esso. Che dovremmo impegnarci a causare al peccato nuove ferite e farlo ogni giorno, e che questo e` l’apice del conflitto contro il peccato e della mortificazione. Egli si occupera` di questo principio piu` dettagliatamente nei capitoli dal nono al quattordicesimo.

    Avere Successo sul Peccato

    Owen arguisce che un’altra evidenza della vera mortificazione e` avere frequentemente successo sul peccato e le sue spinte. Questa non e` semplicemente una vittoria momentanea sul peccato, ma piuttosto il comparare ogni impulso peccaminoso con la Legge di Dio (vederlo per cio` che realmente e`: nefando) e l’amore di Cristo (sfuggire la condanna), condannandolo totalmente e portando distruzione alla vera e propria radice della concupiscenza o desiderio. Owen dice che quando un uomo ha portato il peccato a un tale punto di morte, sia per quanto riguarda la radice che il frutto, e puo`, con una calma attitudine, scovare il peccato e sconfiggerlo, egli fara` l’esperienza della pace per tutti i giorni della sua vita e in lui il peccato e` veramente mortificato. Pertanto il genuino successo sul peccato e` un reale marchio della mortificazione biblica.

Sommario del Sesto Capitolo

Nel quinto capitolo Owen ha citato numerosi punti allo scopo di chiarire cosa non sia mortificazione. Qui, nel sesto capitolo, egli ha spiegato cosa e` la mortificazione e cosa comporta. Primo: comporta l’abituale indebolimento del peccato esattamente alla sua radice. Questo avviene crocifiggendo il peccato e i suoi desideri. Secondo: la vera mortificazione consiste nel lottare e contendere contro il peccato. In questa battaglia dobbiamo prendere consapevolezza che abbiamo veramente un nemico mortale di cui dobbiamo aver cura di imparare e saper identificare gli stratagemmi, e che dobbiamo fare uso di tutte le nostre risorse per far pressione su di esso. Terzo: la vera mortificazione, basata com’e` sulla precedente opera di Dio nel darci il Suo Spirito e una nuova natura, comporta durevole successo sul peccato.

Nel settimo e ottavo capitolo Owen stabilira` due regole generali circa il dovere della mortificazione. Questi si riferiscono a punti che egli ha gia` dimostrato circa la necessita` di essere credenti (7) e la necessita` di sincera e completa obbedienza (8). Senza di questi, nessuno potra` mai mortificare neppure un singolo peccato. Nei capitoli dal nono al quattordicesimo, egli delineera` principi specifici per la mortificazione del peccato.


64 VI:28.

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66 VI:30.

67 VI:31.

Related Topics: Hamartiology (Sin), Sanctification