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1. John Owen - La Sua Vita e Opera

Non ho bisogno di dirlo a voi che lo conosceste, che il suo grande disegno fu promuovere la santita` di vita e il esercizio di essa fra voi, ma il suo grande rammarico fu che il potere di essa declino` fra i professanti. Fu sua preoccupazione e sforzo prevenire o curare la decadenza spirituale del suo stesso gregge: egli fu una luce bruciante e splendente, e per un poco voi gioiste nella sua luce. Ahime`! Fu solo per un poco; e tuttora possiamo gioire in essa.

David Clarkson,

Un discorso funebre alla molto compianta morte del defunto Reverendo e divino erudito John Owen, D.D.

J. I. Packer commenta la statura di questo grande uomo di Dio e insegnante di devozione:

Il Puritano John Owen, che si avvicina piu` di qualsiasi altro a essere l’eroe di questo libro, fu uno dei piu` grandi teologi inglesi. In un epoca di giganti, egli li supero` tutti. C.H. Spurgeon lo chiamo` il principe dei divini. Egli e` a mala pena conosciuto oggi, e noi siamo piu` poveri a causa della nostra ignoranza.1

Lo spazio non permette una lunga introduzione di questo grande uomo e delle sue doti. Faremo, comunque, alcuni accenni.

John Owen nacque da genitori Puritani a Stadham, un villaggio dell’Oxfordshire, nel 1616. Egli ebbe tre fratelli e una sorella. L’11 Giugno 1632 si laureo` in Lettere a Oxford e il 27 Aprile 1635 consegui` il Dottorato in Lettere. Piu` tardi, egli inizio` sette anni di studio per la laurea in Teologia. Nel 1642 pubblico` la sua prima opera, A Display of Arminianism (una penetrante critica dell’Armenianesimo) che gli procuro` l’attenzione del pubblico e mezzi per mantenersi nel secluso rettorato di Forfham nell’Essex. Qualche tempo dopo, ancora nel 1643, egli sposo` la sua prima moglie che gli diede undici figli, ma solo uno, una bambina, crebbe fino all’eta` adulta, solo per morire dopo l’infelice scioglimento del suo matrimonio. Dopo la morte della sua prima moglie nel 1676, Owen si risposo`, diciotto mesi piu` tardi.

Nel 1652 Owen fu nominato Decano della Chiesa di Cristo a Oxford. Nel 1652 fu nominato Vice Rettore dell’Universita`, sebbene egli non avesse alcuna aspirazione per quel ruolo. Nel 1655 si fece responsabile della sicurezza della citta`(e della contea) di Oxford durante una sommossa monarchica: egli cavalco` alla testa di uno squadrone di cavalleria con spada e pistola. Fu espulso dalla sua posizione di Decano della Chiesa di Cristo, a Oxford, il 13 Marzo 1660, dopo di che si trasferi` nella sua prorpieta` di Stadhampton. Grazie alle sue connessioni politiche ad alto livello egli pote` aiutare John Bunyan, ottenendo il rilascio di quest’ultimo dalla prigione. Per qualche tempo soffri` di asma e calcoli biliari e il 24 Agosto del 1683, mori`. E` sepolto a Bunhill Fields, a Londra. E` dall’epitaffio sul monumento che adorna la tomba di Owen che ricaviamo la migliore e piu` completa immagine di quest’uomo. J.I. Packer traduce dal Latino come segue:

John Owen, nato in Oxfordshire, figlio di un eminente teologo, fu egli stesso un teologo ancor piu` eminente, che va considerato fra i maggiori di quest’epoca. Dotato in misura non comune di riconosciute risorse di cultura umanistica, egli le mise tutte, come una ben ordinata fila di attendenti, al servizio della teologia. che egli stesso servi`. La sua teologia era polemica, pratica e, quel che si dice, casuistica e non si puo` dire di alcuna di queste che fosse peculiarmente sua piu` di un’altra.

In teologia polemica, con una forza piu` che erculea, egli strangolo` tre serpenti velenosi: l’Arminiano, il Sociniano e il Romano.

In teologia pratica, egli dispiego` prima di altri l’intera attivita` dello Spirito Santo, di cui egli aveva prima fatto esperienza nel suo stesso cuore, secondo la regola della Parola. E, lasciando da parte altre cose, egli coltivo` e realizzo` in pratica la beata comunione con Dio di cui scrisse: un viaggiatore sulla terra che comprese Dio come uno in Cielo.

In etica, egli era considerato un oracolo da consultare su ogni questione complessa.

Uno scriba in tutto istruito per il regno di Dio, questa pura lampada della verita` evangelica splendette su molti in privato, su un maggior numero dal pulpito, e su tutti nelle sue opere stampate, dirigendo tutti verso la stessa meta. E in questo risplendere, gradatamente, come lui stesso e altri riconobbero, egli dissipo` la sua forza finche` fu esaurita. La sua anima santa, desiderando ardentemente di godere maggiormente Dio, lascio` le devastate rovine del suo corpo, un tempo bello, colmo di permanenti debolezze; attaccato da frequenti malattie; sfinito soprattutto dal duro lavoro e non piu` adeguato per servire Dio, in un giorno reso per molti terribile dai poteri terreni, ma reso ora per lui felice attraverso il potere di Dio, il 25 Agosto 1683. Aveva 67 anni.2

Owen fu, in fondo, un teologo pastorale che scrisse molti trattati lungo tutto il corso della sua carriera, la cui passione trainante fu di promuovere la santita` e l’unita` fra i credenti. In parole sue:

Spero di poter ammettere sinceramente che il desiderio del mio cuore per Dio e il principale disegno della mia vita, nella posizione in cui la buona provvidenza di Dio mi ha messo, sono che la mortificazione e la santita` universale possano essere accresciute sia nel mio, che nei cuori e comportamenti degli altri, a gloria di Dio e perche` il Vangelo del nostro Signore e Salvatore Gesu` Cristo possa essere cosi` completamente adornato.3

E` per questa ragione, e in accordo con la sua visione, che queste interazioni con la sua opera sono state scritte. E` stato detto, e io penso sia corretto, che Owen sara` piu` efficace nel metterci in linea con la Biblica vita Cristiana, della maggior parte dei moderni messi insieme. Dipendesse da me (e certo non e` cosi`), a ogni Cristiano dovrebbe essere richiesto di leggere le opere di Owen sulla Mortificazione, Il Peccato Insito e la Tentazione. Qui pero` sta il problema per la gente di oggi. Owen scrisse in uno stile molto latinizzato, a dir poco ingombrante; egli e` difficile da leggere persino per i migliori. J. I. Packer. uno studioso dei Puritani (in special modo di Owen), riconosce questa situazione e offre una promettente soluzione:

Lo stile di Owen e` spesso stigmatizzato come ingombrante e tortuoso. Per la verita` e` un latinizzato stile parlato, fluente ma sontuoso e copioso, all’elaborata maniera Ciceroniana. Quando la prosa di Owen e` letta ad alta voce come retorica didattica (che, dopotutto, e` cio` che e`) le inversioni verbali, gli spostamenti, gli arcaismi e i nuovi conii, che infastidiscono i lettori moderni, smettono di offuscare e offendere. Coloro che pensano mentre leggono, trovano la profusione di Owen suggestiva e la sua opulenza impregnante.4

Riguardo a Owen, Spurgeon commento`:

Egli [Owen] richiede duro studio e nessuno di noi dovrebbe risentirsene.5

Forse questi sommari e interazioni col suo lavoro possono aiutare a colmare la lacuna, cosicche` molti altri, che non hanno neppure sentito parlare di Owen, oseranno prendere in mano le sue opere, leggerle ripetutamente ad alta voce e imparare da uno che ha imparato dal Maestro (cf. Filippesi 4:9). Questa e` la nostra speranza. In forma di note, includiamo quanti piu` possibili passaggi delle Sritture citati da Owen, per consentire al lettore di vedere prontamente le osservazioni che egli sta facendo dal testo. Si intende che questi passaggi vanno letti, non omessi. Procediamo ora con la discussione della sua opera, Della Mortificazione del Peccato nei Credenti.


1 J. I. Packer, A Quest for Godliness (Wheaton, IL: Crossway, 1997), 191.

2 Packer, A Quest for Godliness, 192; see also William S. Barker, Puritan Profiles: 54 Contemporaries of the Westminster Assembly (Ross-shire, Scotland: Mentor, 1996), 295-300; esp. Sinclair B. Ferguson, John Owen on the Christian Life (Edinburgh: Banner of Truth, 1987); James Moffatt, ed. The Golden Book of John Owen (London: 1904); Peter Toon, God’s Statesman: The Life and Work of John Owen, Pastor, Educator, and Theologian (Grand Rapids: Zondervan, 1971); I. Breward, “Puritan Theology,” in New Dictionary of Theology, ed. Sinclair B. Ferguson, David F. Wright, and J. I. Packer (Downers Grove, IL: InterVarsity, 1988), 550-53.

3 John Owen, The Works of John Owen: Of the Mortification of Sin in Believers, ed. William H. Goold (Edinburgh: Banner of Truth, 1967), VI:4. In seguito, si fara' riferimento alle opere di Owen col volume, p.es., V I, seguito dal numero della pagina, p.es., 4.

4 Packer, Quest for Godliness, 194.

5 C. H. Spurgeon, Commenting and Commentaries (London: Banner of Truth, 1969), 103; come trovato in Packer, A Quest for Godliness, 194.

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