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Il Peccato Insito e Romani 7:21

Introduzione

Owen e` di solito molto chiaro fin dall'inizio riguardo a cio` di cui vuole parlare e riguardo al punto che egli vuole dimostrare ai suoi lettori. Il suo saggio riguardante il peccato insito e` accurato. Egli comincia dicendo,

E` del peccato insito che intendiamo trattare1 col suo potere, efficacia e effetti, e come tale nei suoi residui nelle persone dopo la loro conversione a Dio.

Per parlare del potere del peccato insito nei credenti, Owen ha scelto come suo testo Romani 7:21. Mentre egli ha deciso di non perdersi nelle dispute e contese circa il principale scopo dell'apostolo in Romani 72, nondimeno egli prende il passaggio (i.e., 7:21) come riferentesi al potere del peccato insito in una persona rigenerata per la quale l'apostolo e` un esempio:

Al momento io non entrero` in quella disputa, ma assumo che questo possa essere innegabilmente provato e dimostrato, vale a dire che e` la condizione di una persona rigenerata, con riferimento al residuo potere del peccato insito, che e` proposta e esemplificata per mezzo e nella persona dell'apostolo stesso3.

Dobbiamo ora presentare Romani 7:13-254 in entrambe le Bibbie, Greca e Inglese (NET Bible);

13ToV ou ajgaqoVn ejmoiV ejgevneto qavnato; mhV gevnoito: ajllaV hJ aJmartiva, i{na fanh'/ aJmartiva, diaV tou' ajgaqou' moi katergazomevnh qavnaton, i{na gevnhtai kaq* uJperbolhVn aJmartwloV hJ aJmartiva diaV th' ejntolh'. 14Oi[damen gaVr o{ti oJ novmo pneumatikov ejstin, ejgwV deV savrkino eijmi pepramevno uJpoV thVn aJmartivan. 15o} gaVr katergavzomai ouj ginwvskw: ouj gaVr o} qevlw tou'to pravssw, ajll* o} misw' tou'to poiw'. 16eij deV o} ouj qevlw tou'to poiw', suvmfhmi tw'/ novmw/ o{ti kalov. 17nuniV deV oujkevti ejgwV katergavzomai aujtoV ajllaV hJ oijkou'sa ejn ejmoiV aJmartiva. 18Oida gaVr o{ti oujk oijkei' ejn ejmoiv, tou't* e[stin ejn th'/ sarkiv mou, ajgaqovn: toV gaVr qevlein paravkeitai moi, toV deV katergavzesqai toV kaloVn ou[: 19ouj gaVr o} qevlw poiw' ajgaqovn, ajllaV o} ouj qevlw kakoVn tou'to pravssw. 20eij deV o} ouj qevlw »ejgwV¼ tou'to poiw', oujkevti ejgwV katergavzomai aujtoV ajllaV hJ oijkou'sa ejn ejmoiV aJmartiva. 21euJrivskw a[ra toVn novmon, tw'/ qevlonti ejmoiV poiei'n toV kalovn, o{ti ejmoiV toV kakoVn paravkeitai: 22sunhvdomai gaVr tw'/ novmw/ tou' qeou' kataV toVn e[sw a[nqrwpon, 23blevpw deV e{teron novmon ejn toi' mevlesin mou ajntistrateuovmenon tw'/ novmw/ tou' noov mou kaiV aijcmalwtivzonta me ejn tw'/ novmw/ th' aJmartiva tw'/ o[nti ejn toi' mevlesin mou. 24Talaivpwro ejgwV a[nqrwpo: tiv me rJuvsetai ejk tou' swvmato tou' qanavtou touvtou; 25cavri deV tw'/ qew'/ diaV *Ihsou' Cristou' tou' kurivou hJmw'n. [Ara ou aujtoV ejgwV tw'/ meVn noiVŸ douleuvw novmw/ qeou' th'/ deV sarkiV novmw/ aJmartiva.

7:13 Cio` che e` bene divento` dunque morte per me? Assolutamente no! Ma il peccato, per rivelarsi peccato, produsse morte in me per mezzo di cio` che e` bene cosicche`, grazie al comandamento, il peccato apparisse assolutamente iniquo. 7:14Noi sappiamo infatti che la legge e` spirituale, ma io sono di carne, venduto come schiavo al peccato.7:15 Io non capisco infatti cosa sto facendo, perche` non faccio cio` che voglio e faccio invece cio` che detesto. 7:16 Ora, se io faccio cio` che non voglio, ammetto che la legge e` buona. 7:17 Quindi non sono piu` io a farlo, ma il peccato che vive in me. 7:18 Io so infatti che in me, cioe` nella mia carne, non esiste alcun bene. Infatti voglio fare il bene, ma non posso farlo. 7:19 Pertanto io non faccio il bene che voglio, ma faccio proprio il male che non voglio.7:20 Ora, se io faccio cio` che non voglio fare, non sono piu` io a farlo, ma il peccato che esiste in me. 7:21 Trovo cosi` la legge che quando voglio fare il bene, il male esiste con me.7:22 Infatti mi diletto nella legge di Dio nel mio essere interiore, 7:23 ma vedo una legge diversa nelle mie membra che muove guerra contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che e` nelle mie membra. 7:24 Che uomo sventurato sono! Chi mi liberera` da questo corpo di morte?7:25 Siano rese grazie a Dio, per mezzo di Nostro Signore Gesu` Cristo! Dunque io stesso servo la legge di Dio con la mia mente, ma con la mia carne servo la legge del peccato.

Una Discussione Dettagliata dell'Argomento del Primo Capitolo

Ci sono fondamentalmente quattro punti che Owen vuole dimostrare nel suo esame di Romani 7:21. Essi sono: (1) il peccato insito nei credenti esercita potere e ha efficacia. Questo e` evidenziato dal fatto che l'apostolo ne fa riferimento come a una legge (cf. anche v.23); (2) il modo in cui Paolo venne a scoprire questa legge, cioe`, l'ha trovata; (3) la disposizione o attitudine del cuore di Paolo quando egli trovo` questa legge del peccato, cioe`, egli voleva fare il bene, e (4) lo stato e attivita` di questa legge quando l'anima vuole fare il bene, cioe`, Paolo dice esiste con me.

Il Punto di Vista di Paolo circa il Peccato Insito: e` una Legge

Paolo dice che egli trova il peccato come una legge. Cosa vuole dire con questo? Ebbene, dice Owen, ci sono due modi in cui possiamo comprendere il termine legge. Per prima cosa, una legge spesso si riferisce a una direttiva o regola. Vale a dire che legge, intesa in questo modo, si riferisce a comandi morali che dirigono una persona a fare una cosa e ad astenersi dal farne un'altra. La legge, da questo punto di vista, mentre dirige interiormente, e` essa stessa esterna alla persona.

    Ma c'e` un diverso e connesso modo di parlare di legge. Puo` essere cioe` vista come qualcosa di morale e innato, un principio se vogliamo, che costantemente induce una persona ad agire in un modo o in un altro. Owen dice,

Il principio che e` nella natura di ogni cosa, che la muove e la porta verso la propria fine e riposo, e` chiamato la legge di natura. A questo riguardo, ogni principio innato, che induce e urge verso operazioni o azioni in accordo con il principio stesso, e` una legge.5

    Per questa ragione, Paolo fa riferimento al lavoro di santificazione dello Spirito nella vita del credente come a una legge (Rom 8:2) in quanto e` costante, efficace, e ci spinge verso convinzioni e azioni in accordo con tale lavoro, cioe`, convinzioni e azioni proporzionate e dirette verso la santita`.

    Ora e` vero, come Owen fa notare, che il termine legge e` usato un modi diversi in Romani 7. Qualcuno potrebbe sostenere che cio` che Paolo intende qui per legge e` semplicemente condizione o stato. Ma questo non produce alcun reale cambiamento nel significato che Owen sta portando avanti per Romani 7:21. In altre parole, dire che l'esperienza di Paolo fu di trovare il peccato come una condizione esistente quando egli voleva fare il bene non altera seriamente il significato. Comunque e` importante notare che in Romani 7 ogni volta che il termine legge viene usato in relazione al termine peccato esso punta alla natura e potere del peccato stesso. Il peccato agisce come una legge innata ed e` molto potente nel produrre i propri risultati.

    Da un rapido sguardo a Romani 7:23 riceviamo una piu` chiara impressione di cio` che il termine legge significa quando viene usato in relazione col termine peccato in Romani 7. Il passaggio dice, Ma io vedo una legge diversa nelle mie membra che muove guerra contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che e` nelle mie membra. Quando Paolo dice che vede una legge diversa nelle [sue] membra si riferisce all'essere e natura del peccato innato e quando dice mi rende prigioniero della legge del peccato che e` nelle [mie] membra si riferisce al potere e efficacia del peccato. Entrambe queste idee, secondo Owen, vanno trovate nel termine legge come appare in Romani 7:21.

    Il punto che Owen vuole trarre da tutto questo e` che esiste un'estrema efficacia e potere nei residui del peccato insito nei credenti, con una costante attivita`verso il male.6 Sebbene il peccato sia una legge in loro non e` una legge per loro; il suo potere e` stato spezzato, benche` continui nondimeno a essere una legge: una legge che e` ancor piu` mortale quando giace quieta nell'anima. Ma verra` detto di piu` al riguardo nelle prossime sezioni.

    La Scoperta di Paolo del Peccato Insito come una Legge

    In questa sezione Owen spiega il modo in cui Paolo venne alla realizzazione del peccato insito come una legge. L'apostolo conosceva il concetto e indubbiamente ne aveva sentito parlare e udito insegnare in precedenza. Ma Owen dice che questo non e` il tipo di conoscenza a cui Paolo si riferisce. Egli non sta parlando di sapere riguardo a qualcosa, come sapere riguardo a una persona, ma non averla mai incontrata. Piuttosto, egli sta parlando di conoscenza di qualcosa per esperienza personale, cioe`, ottenuta di prima mano. La verita` e` che egli trovo` la legge operante in se stesso. Owen spiega:

...una cosa e` per un uomo dire di conoscere in generale che esiste una legge del peccato; altro e` per un uomo avere esperienza del potere di questa legge dentro di se`. Viene predicato a tutti... Ma pochi sono coloro che la conoscono dentro se stessi...E questo e` cio` che l'apostolo afferma: non che tale dottrina gli e` stata predicata, ma che lui l'ha trovata facendone personale esperienza. Per un uomo scoprire la propria malattia e il pericolo derivante dai suoi effetti, e` diverso dal sentire parlare di una malattia a partire dalle sue cause.7

    Il provilegio di avere un'esperienza di prima mano del peccato insito come legge appartiene solamente ai Cristiani,e ai Cristiani che sono spiritualmente sensibili. Il Cristiano che costantemente cede agli impulsi peccaminosi ne conosce per esperienza molto meno il potere e l'efficacia, che non il Cristiano che, grazie al potere dello Spirito (Rom 8:13), combatte con consistenza contro di essi.8 E` cosi` importante per il Cristiano il riconoscimento del peccato come una legge dalla grande forza, che Owen dice che esso e` il grande conservante di tutta la verita` divina nell'anima. Se perdiamo di vista questo, abbiamo perso di vista chi siamo e pertanto perdiamo di vista la grazia e la misericordia di Dio e il nostro bisogno di Lui. Owen completa questa sezione con la dichiarazione del suo secondo principio, vale a dire,

I credenti fanno esperienza del potere e efficacia del peccato insito. Essi lo trovano in se stessi; essi lo trovano come una legge. Esso ha un'efficacia che si auto-evidenzia a coloro che sono attenti a percepirlo. Coloro che non ne trovano il potere, sono sotto il suo dominio.9

    Il modo per il Cristiano di percepire la presenza, il potere e l'efficacia del peccato insito, e` di cercare di obbedire alla legge morale di Dio per mezzo dello Spirito, la parola, la preghiera e le adunanze. Se i Cristiani hanno compreso correttamente e applicato questa legge di Dio, cosi` come la vediamo spiegata nel Discorso della Montagna e applicata da Paolo e dagli altri apostoli, essi realizzeranno presto il potere della legge contraria dentro di loro.

    La Generale Disposizione dei Credenti e il Peccato come una Legge

Pertanto la legge del peccato e` esattamente questo nei credenti: una legge che tenta di esercitare il proprio potere, influenza e punizioni. Deve pero` essere puntualizzato con chiarezza che la legge del peccato e` una legge nei credenti, ma non e` piu` una legge per loro (come nel caso dei non-credenti). Essi non cedono mai interamente alle sue richieste. Pertanto Owen dice che c'e` un'altra (e piu` alta) legge nei credenti, impiantata e mantenuta da Dio (Rom 8:1-2). Paolo si riferisce a questo quando dice che egli vorrebbe fare il bene. Questa affermazione si riferisce al costante e duraturo desiderio nel cuore di ogni credente di voler fare il bene. Owen mette in chiaro questo punto:

Voler far questo [cioe`, volere il bene] significa avere l'abituale tendenza e inclinazione della volonta` fissa su cio` che e` bene, cioe` moralmente e spiritualmente buono. 10

    Da questa verita` Owen stabilisce il suo terzo principio, vale a dire che esiste nei credenti una costante e prevalente volonta` di fare il bene, mantenuta per merito della grazia, nonostante l'opposto potere di efficacia del peccato insito.11

Questo indica che la posizione del credente va vista in contraddizione con il non-credente. Il non-credente non ha dentro di se` tale disposizione creata da Dio. Egli e` morto nel peccato (Ef 2:1-3) e la sua volonta` e` sempre allineata col peccato (Rom 8:7). Questo non significa che egli non cerchi mai di fare il bene, ma che qualunque bene egli compia e` dovuto alla luce che egli possiede 12 e alla coscienza che lo pungola e talvolta persino rode. Owen dice che i deboli tentativi del non-credente di fare il bene sono lontani da un voler fare il bene. Essi non scelgono di fare il bene grazie all'eccellenza della cosa scelta e al suo valore per il miglioramento dell'anima, perche` tale ragionamento, comprensione e azione (cioe`, volere) non rientra nell'abilita` del non-Cristiano (cioe`, un persona priva dell'aiuto dello Spirito di Dio).

    Il Conflitto col Peccato Insito: Quando Voglio Fare il Bene, il Peccato Si Trova con Me

    Ci sono due punti da chiarire riguardanti la volonta` di fare il bene che e` in ogni credente. Primo: secondo Rom 7:18 la volonta` di fare il bene e` abitualmente e permanentemente nel credente. Secondo: ci sono tempi e periodi per esercitarla. Paolo dice: quando vorrei fare il bene, riferendosi a specifici periodi in cui questo o quel bene va fatto o quel dovere eseguito.

    Ora e` necessario che il Cristiano mediti sul fatto e comprenda che la volonta` di fare il bene incontrera` una controffensiva del peccato insito e che questa lotta e`, di per se`, normale nella vita Cristiana. Quando non c'e` esperienza di lotta, allora abbiamo un problema! Il peccato insito agisce sia contro la graziosa disposizione che e`costantemente presente nel credente (attraverso lo Spirito), sia quando il credente tenta di fare il bene. Il male, dice Paolo, si trova con lui quando egli agisce per fare il bene, cioe` obbedire al Signore. Questo porta al quarto punto di Owen, cioe` che il peccato insito e` efficacemente operativo nel far ribellare e tendere al male, nel momento in cui la volonta` di fare il bene e` in particolar modo attiva e sta facendo tendere all'obbedienza.13

    L'apostolo Paolo descrive il conflitto nei credenti in Galati 5:17:

5:17 La carne infatti ha desideri che sono opposti allo Spirito, e lo Spirito ha desideri che non opposti alla carne, perche` i due sono in opposizione l'uno verso l'altro, cosicche` voi non potete fare quello che volete.

    E` estremamente importante per il Cristiano capire e riconoscere nella propria esperienza la verita` e conseguenze di questa realta` del vivere nel ora/non ancora14. Owen considera questa verita` come la parte principale della nostra saggezza e, data la focalizzazione di Paolo su di essa, in un modo o nell'altro, attraverso tutti i suoi scritti, egli e` certamente corretto. Non ci sara` una reale e permanente crescita in santita`, senza una comprensione almeno di base di questo principio. Se dobbiamo cooperare con lo Spirito nella santificazione - il che non significa che Egli fa il 50% e noi facciamo l'altro 50%, ma piuttosto che noi impariamo a rispondere alle Sue sollecitazioni, a fidarci della Sua guida e a obbedire alle Sue chiamate - dobbiamo allora capire cosa sta accadendo dentro di noi e perche` combattiamo cosi` spesso con il peccato insito. C'e` una guerra. Non dimentichiamocene (1 Pietro 2:12)!

Sommario del Primo Capitolo

In questo primo dei suoi capitoli sul peccato insito Owen ha cercato di chiarire quattro principi che insieme formano la base della comprensione della dottrina di Paolo e anche la base del resto della discussione di Owen. Prendiamoci un momento e rivediamole, in preparazione del prossimo capitolo sulla natura del peccato insito come una legge. In breve, ecco di nuovo i quattro principi: (1) il residuo del peccato insito continua a mantenere grande efficacia e potere nei credenti e costantemente cerca di far tendere al male; (2) i credenti fanno esperienza di prima mano del potere del peccato insito; (3) per mezzo della grazia e` mantenuta nei credenti una costante e, di solito, prevalente volonta` di fare il bene nonostante la presenza e l'opposta attivita` del peccato insito, e (4) il peccato insito e` efficamente operativo nel far ribellare e tendere al male, nel momento in cui la volonta` di fare il bene e` in particolar modo attiva e sta facendo tendere all'obbedienza.


1 John Owen, The Works of John Owen: The Nature, Power, Deceit and prevalency of the Remainders of Indwelling Sin in Believers, ed. Williams H. Goold, vol. VI (Edinburgh: Banner of Truth, 1967), VI:157.

2 Ci sono state molte discussioni e dispute sulla precisa identificazione del Io in Romani 7:14-25. Alcuni hanno arguito che Paolo non si riferisce affatto a se stesso, sebbene la maggior parte dei commentatori, se non tutti, da Agostino in poi, hanno correttemente respinto questa veduta. Poiche` e` piu` certo che Paolo si riferisca a se stesso, almeno inizialmente, rimane allora da chiedersi se egli intenda se stesso come il Fariseo nella sua condizione di non convertito, nel qual caso egli rappresenta l'uomo in Adamo, oppure se si riferisca a se stesso come Paolo il Cristiano, nel qual caso rappresenta tutti i credenti (certamente possiamo essere d'accordo che qui stiamo vedendo un'esperienza universalizzata e non solo dell'apostolo). Per un'ulteriore discussione e dettagliati argomenti che dimostrano che Paolo si sta qui riferendo a se stesso come credente (e pertanto la sua discussione si riferisce a tutti i credenti), vedi J.I. Pecker, Keep in Step with the Spirit (Grand Rapids: Revell, 1984), 263-70; John Calvin, The Epistles of Paul to the Romans and Thessalonians, Calvin's New Testament Commentaries, traduz. R. MacKenzie, ed. David W. Torrance and Thomas F. Torrance (Grand Rapids: Eerdmans, 1960), 148; C. E. B. Cranfield, Romans: A Shorter Commentary (Grand Rapids: Eerdmans, 1985), 164; James R. Edwards, Romans, NIBC (Peabody, MA: Hendrickson, 1992), 190-91.

3 VI:157

4 Includiamo il materiale circostante 7:21 perche` il lettore possa avere il senso dell'immediato contesto in cui v. 21 appare.

5 VI:158

6 VI:159

7 VI:159

8 Owen non sta stabilendo qui due classi di Cristianita`, come la vita superiore di Keswick cerco` erroneamente di fare da 1 Cor 3:1ff, ma sta invece dicendo che, nell'esperienza di ogni Cristiano, il cedere ripetutamente al peccato crea un'incapacita` a distinguere la verita` dall'errore e una concomitante debolezza nel trattare col peccato senza remissione. E` una questione di grado, non di tipo. Per comprendere la differenza fra il cedere al peccato da una parte, e il dire di no al peccato e di si` al retto vivere dall'altra, pensa alla differenza fra il galleggiare con la corrente (cioe` cedere al peccato) e cercare di remare contro-corrente (cioe` dire di no al peccato e di si` al retto vivere). Solo quest'ultima persona conosce la forza dell'acqua! Di nuovo: una cosa e` cavalcare in discesa; molto diverso e` cavalcare in salita. Solo coloro che sono andati in salita hanno di questo una reale conoscenza di prima mano.

9 VI;159

10 VI:160

11 VI:160

12 Owen sembra qui fare appello al fatto che uomini e donne sono fatti a immagine di Dio e che molti sono influenzati anche dalla predicazione Biblica e dalla testimonianza delle vite di devoti Cristiani.

13 VI:161

14 L'espressione ora/non ancora e` alla base dell'intero pensiero soteriologico del Nuovo Testamento ed e` un modo appropriato di riassumere la nostra attuale esperienza di salvezza, in contrasto con cio` che deve ancora essere compiuto alla glorificazione. Possiamo aspettarci che Dio compia grandi cose in noi e attraverso di noi (Ef. 3:20), e questo non dobbiamo mai perderlo di vista, ma il regno di Dio attende ancora una futura consumazione; solo allora, quando il Figlio fara` entrare nella condizione eterna, non avremo piu` da lottare col peccato. Ogni altra pretesa del contrario non e` che questo: una pretesa.

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