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Direttiva Particolare N. 8: Medita sulla Grandezza di Dio

Introduzione

La mortificazione e` solo per i credenti e e` definitivamente causata dallo Spirito che risiede in noi. Alla luce di questa verita` e del fatto che questo dovere divino e` comandato ai credenti, Owen comincia nel sesto capitolo a definire cio` che la mortificazion e `, e cio` che non e`. Nel settimo e ottavo capitolo stabilisce due principi generali senza i quali la mortificazione non puo essere raggiunta. Primo: se una persona non e` credente non ci sara` mortificazione (cap. 7); secondo: senza sincerita` e diligenza in un'universalita` di obbedienza, non ci sara` mortificazione (cap. 8). Pertanto, avendo stabilita la base con questi due principi generali, Owen delinea nove principi particolari per la mortificazione del peccato. Questi sono esposti nei capitoli dal nono al tredicesimo. Essi sono: (1) considera i pericolosi sintomi che accompagnano il tuo desiderio (cap. 9); (2) ottieni un chiaro senso della colpa, pericolo e iniquita` del peccato (cap. 10); (3) carica la tua coscienza con la colpa del peccato; (4) ottieni un costante anelito per la liberazione dal peccato in questione; (5) considera se il peccato in questione sia radicato nella tua natura e acuito dalla tua costituzione; (6) considera le occasioni in cui questo peccato solleva piu` spesso la sua odiosa testa; (7) ribellati con veemenza ai primi segnali del peccato (cap. 11) Ci sono altri due principi particolari, il numero otto e il numero nove. L'ottavo principio verra` delineato in questo capitolo, e il nono nel seguente.

Una Dettagliata Discussione dell'Argomento del Dodicesimo Capitolo

Il principio particolare che Owen desidera discutere in questo capitolo e` questo: Usa e esercitati in quelle meditazioni che possono continuamente colmarti di auto-umiliazione e pensieri riguardanti la tua stessa depravazione. Per prima cosa Owen ci dara` due principi pratici per eseguire questo compito e poi difendera` l'idea contro potenziali detrattori.

    Due Principi Pratici

    Come puo` un uomo arrivare alla personale realizzazione della propria depravazione di fronte a Dio e essere umile? Le Scritture dicono che la vera umilta` risulta dal conoscere Dio e meditare sulla Sua grandezza. Questo e` il primo principio pratico. Owen dice:

Rifletti molto sulla preminenza della maesta` di Dio e sulla tua infinita, inconcepibile, distanza da Lui. Pensare molto a questo non puo` che riempirti del senso della tua corruzione che colpisce fino alla radice del peccato insito... Pondera molto su pensieri di questo tipo, per diminuire l'orgoglio del tuo cuore e mantenere la tua anima umile dentro di te. Niente puo` renderti meno disposto a cader preda dell'inganno del peccato di una simile disposizione del cuore. Pensa intensamente alla grandezza di Dio.101

    I seguenti testi tratti da Giobbe e Abacuc spronano i santi a questa attitudine:

Giobbe 42:5 Il mio orecchio aveva sentito parlare di Te, ma ora il mio occhio Ti ha visto. 42:6 Pertanto disprezzo me stesso e mi pento nella polvere e nella cenere.

Abacuc 3:16 Ho udito, e mi si rimescolarono le viscere; il rumore fece tremare le mie labbra. Vacillai come se le mie ossa si stessero sgretolando e tremai a ogni passo. Aspetto con ansia il giorno in cui l'angoscia assalira` chi ci attacca.

    Il secondo principio pratico e` che pensiamo molto alla nostra stessa scarsa familiarita` con Lui. E` vero che conosciamo Dio attraverso Cristo, ma considera quanto poco terreno abbiamo realmente acquisito nella nostra relazione con Lui. Conosciamo... ma non conosciamo come dovremmo! Pensa alla testimonianza di Agur, quel saggio uomo in Proverbi 30:2-4:

Proverbi 30:2 Certo io sono piu` rozzo di ogni altro uomo, e non ho umana conoscenza; 30:3 Io non ho imparato la saggezza, ne` conosco il Santo. 30:4 Chi e` salito in cielo e ne e` disceso? Chi ha raccolto i venti nei propri pugni? Chi ha contenuto le acque nel proprio mantello? Chi ha stabilito tutti i confini della terra? Qual e` il suo nome, e qual e` il nome di suo figlio? — se lo conosci!

    Il salmista disse che i cieli non Lo possono contenere! Quanto e` infinito! Quanto e` immenso! Quanto poco Lo conosciamo! Come dice Owen: Puoi guardare senza terrore dentro l'abisso dell'eternita`? Tu non puoi sopportare i raggi del Suo glorioso essere.102

    Owen fa giustamente notare che alla pratica di questo secondo principio deve corrispondere la filiale baldanza con cui, attraverso Cristo, ci avviciniamo al trono celeste (cf. Eb. 4:15-16). Le due verita` devono essere mantenute insieme nella nostra esperienza. Non dobbiamo percio` concludere che, a causa della nostra scarsa conoscenza di Dio, in qualche modo non siamo suoi figli o figlie. Al contrario, dobbiamo gioiosamente fare esperienza della nostra adozione, impegnandoci a conoscerLo piu` profondamente e continuando a riconoscere il nostro fallimento in questa relazione: una relazione impiantata, innaffiata e nutrita, dalla grazia di Dio (cf. Giovanni 15:6).

Considera quindi, io dico, per mantenere il tuo cuore in continuo timore della maesta` di Dio, che persone dalla piu` elevata e eminente cognizione, dalla piu` vicina e abituale comunione con Dio, tuttavia in questa vita conoscono cosi` poco di Lui e della Sua gloria. Dio rivela il Suo nome a Mose`[per esempio], i piu` gloriosi attributi che Egli abbia manifestato nel patto di grazia, Esodo xxxiv. 5, 6: eppure non sono che le parti posteriori di Dio. Tutto cio` che egli viene a conoscere da questo, e` poco, minimo, paragonato alle perfezioni della Sua gloria.103

    Obiezioni alla Dottrina di Owen

    Qualcuno potrebbe pero` rispondere che Mose` (l'esempio dato sopra da Owen) era sotto l'ombra della Legge, mentre noi abbiamo ora la piena luce del Vangelo; abbiamo, per cosi` dire, Dio rivelato. Non siamo piu` lasciati soltanto con le Sue parti posteriori, ma ora possiamo vedere il Suo volto. Ci sono percio` quelli che non sono d'accordo con Owen. Essi sostengono che non dovremmo cercare di ridurre il nostro orgoglio con idee di quanto poco in realta` noi conosciamo Dio. Essi sostengono che, attraverso il Vangelo, noi Lo conosciamo bene e il negarlo e` negativo per la fede personale. Su questo punto Owen solleva numerose considerazioni.

    Primo: egli e` d'accordo con loro che il Vangelo e` una rivelazione di Dio molto maggiore della legge: Il nostro giorno e` molto piu` chiaro di quanto fosse il loro; le nuvole sono spazzate via e disperse; le ombre della notte sono scomparse e volate via; il sole e` sorto.104 Owen non sta percio` affermando che i Cristiani non conoscono Dio e non godono di questa conoscenza. Egli sta semplicemente dicendo che questa storia ha due lati. Secondo: la visione che Mose` ebbe di Dio fu veramente una visione evangelica, ma era minima e povera se paragaonata, non tanto a quella odierna, quanto alle perfezioni di Dio stesso. Terzo: persino Paolo, nel considerare l'enorme benedizione spirituale acquisita sotto il nuovo patto, dice che noi stiamo tuttora guardando in uno specchio in modo oscurato, per cosi` dire (1 Cor 13:12). La nostra visione e` seriamente impedita: vediamo parzialmente, in confronto a come vedremo quando il perfetto avverra`. Persino la Regina di Saba, quando vide Salomone faccia a faccia, dovette confessare che tutte le storie che aveva udito impallidivano al confronto. Lo stesso e` per la nostra presente conoscenza e esperienza di Dio: impallidisce al confronto di cio` che vedremo in futuro. Noi conosciamo come bambini: con debolezza, fragilita` e incompletezza. Questo dovrebbe farci sentire umili, perche` al momento noi non Lo vediamo, dice Giovanni (1 Giovanni 3:2), ma un giorno Lo vedremo. Le nostre anime arroganti farebbero bene a fissarsi su questa verita`.

    Ma come mai noi, che abbiamo ricevuto il Vangelo e conosciamo Cristo, possediamo in realta` una cosi` minima conoscenza di Dio? La ragione e` semplice: Dio e` incomprensibile. Noi otteniamo cioe` una conoscenza del Suo essere essenziale, negando cio` che Egli non e`. Noi diciamo che Egli e` infinito e immortale, cioe` che non e` finito e mortale come noi. Pertanto Egli e` totalmente altro da questo e risiede in una luce inavvicinabile, che nessun uomo ha visto o puo` vedere (1 Tim 4:16). Il risultato e` che noi non conosciamo per esperienza alcunche` della Sua natura essenziale. Owen chiaramente evidenzia che nessun uomo ha mai visto o vedra` mai Dio, e il creare coi nostri sensi un qualunque concetto del Suo essere, vorrebbe dire cader istantaneamente preda dell'idolatria. Noi semplicemente non possiamo conoscere l'essenza del Suo divino essere. Noi conosciamo Dio per cio` che fa, non per cio` che e`.

    Un'altra ragione per cui noi conosciamo cosi` poco Dio, sta nei mezzi con cui Egli ha ordinato che Lo conoscessimo, cioe` mediante la fede. La fede e` un assenso di fronte a una testimonianza e non una prova di fronte a una dimostrazione. Pertanto ha sempre opportunita` di crescere: noi vediamo in uno specchio in modo oscurato. Possiamo sempre avere fiducia piu` completamente; dare noi stessi piu` completamente; sottometterci piu` doverosamente; pertanto la nostra conoscenza di Dio va sempre piu` approfondendosi, espandendosi, estendendosi e maturandosi. Ma anche quando abbiamo fatto passi avanti nella nostra fede, sono solamente le parti posteriori delle Sue perfezioni che noi realmente vediamo. Facciamo in modo che le nostre anime ricordino tutto questo quando si ergono con orgoglio.

    Un'Ulteriore Obiezione

    Alcuni potrebbero ulteriormente obiettare che cio` che Owen descrive qui e` vero, ma solo per coloro che non conoscono Dio attraverso Cristo, o per coloro che sono cosi` deboli nella loro fede che tale e` la loro presente capacita`. Il resto di noi non ha pertanto bisogno di meditare su tali cose per rendere l'anima piu` umile. In ultima analisi, questi obiettori sosterrebbero che i Cristiani maturi conoscono Dio meglio di quanto Owen cosi` criticamente pensa. Certamente noi, come Cristiani, siamo ora luce nel Signore e non siamo nell'oscurita`come sembra che Owen stia sostendo. Owen riassume cosi` la loro protesta:

La luce del Vangelo in cui ora Dio e` rivelato, e` gloriosa; non una stella, ma il sole nella sua bellezza si e` alzato su di noi, e il velo e` stato rimosso dai nostri volti. Pertanto, sebbene i non-credenti, e forse anche alcuni deboli credenti, possano essere in qualche misura nell'oscurita`, quelli che invece hanno acquisito qualche crescita o qualche considerevole cognizione, hanno una chiara prospettiva e visione del volto di Dio in Gesu` Cristo.105

    A questa obiezione Owen fornisce quattro risposte fondamentali. Primo: tutti i Critiani conoscono abbastanza per ubbidire, amare, servire e godere Dio, piu` di quanto siamo stati capaci di fare fino a questo momento. La nostra oscurita` e ignoranza non sono una scusa per essere disobbedienti e negligenti. Infatti, nessuno di noi puo` dire di essere stato completamente trasformato secondo la conoscenza che abbiamo cosi` graziosamente ricevuto. Inoltre, dobbiamo ricordare che se avessimo usato i nostri talenti solo un po' piu` fedelmente, avrebbe potuto esserci affidato persino di piu`.

    Secondo: l'argomento che sostiene che abbiamo una maggiore rivelazione in Cristo di quanto fosse disponibile nel VT e` fondato, ma e` a doppio taglio. Non solo ci insegna che attraverso Cristo noi possiamo conoscere Dio piu` completamente di quanto fosse possibile al tempo del VT, ma elimina anche ogni pretesa umana di comprendere completamente Dio. L'incarnazione fu un velarsi di Dio tanto quanto un rivelarsi. Come per un vasto oceano inesplorato, ci sono sempre nuovi posti in cui andare, frontiere da esplorare e odori da inalare. Ogni rivelazione conduce a domande, perplessita`, decisioni e ansieta`.

    Terzo: in risposta all'idea che Owen si riferisca ai non-credenti, va detto che la differenza fra non-credenti e credenti non sta di per se` in cio` che essi conoscono, ma nel modo in cui conoscono. I non-credenti non conoscono in modo che salva, mediante fede genuina e luce celeste, ma puramente mediante una conoscenza indifferente, che e` ben lontana dalla fiducia; essi non hanno familiarita` col Referente per quanto concerne il linguaggio, sebbene essi possano conoscerlo, vale a dire il linguaggio, meglio dei credenti. Pertanto Owen non si sta riferendo ai non-credenti, come invece i suoi detrattori potrebbero supporre.

    Quarto: il Vangelo non era inteso per svelare l'essenziale gloria di Dio, ma solo per far conoscere alle Sue creature cio` che era di primaria importanza per incoraggiarle ad avere fiducia in Lui, per trovare diletto in Lui attraverso il godimento e l'obbedienza. Come dice Owen:

L'intenzione di tutta la rivelazione del Vangelo non e` di svelare l'essenziale gloria di Dio perche` noi potessimo vederLo come Egli e`, ma puramente rendere noto di Lui quel tanto che Egli sa essere sufficiente come base per la nostra fede, amore, ubbidienza e il venire a Lui, cioe` per la fede che Egli si aspetta da noi qui: servizi adatti a povere creature in mezzo alle tentazioni.106

    In breve, la rivelazione di Dio non e` diretta alla completa conoscenza, come se cio` fosse anche desiderabile o possibile per le creature, ma all'amore e alla fiducia. Ma qui incontriamo comunque un altro fattore limitante. Questa volta non e` comunque relativo alla rivelazione biblica, ma ai beneficiari di tale rivelazione, vale a dire la chiesa, cioe` gente come i degradati esseri umani. Dovremmo essere resi umili dal fatto che siamo deboli e talvolta ottusi, a dispetto della continua opera della grazia di Dio nei nostri cuori. Gli spasmi della poverta` spirituale dovrebbero rodere il nostro orgoglio, riducendolo.

Un Riassunto del Dodicesimo Capitolo

Il punto di Owen in questo capitolo e` semplice. Come Cristiano, tu devi usare e esercitarti in quelle meditazioni che possano servire a colmarti continuamente di auto-umiliazione e pensieri riguardanti la tua stessa depravazione. Ci sono due principi pratici che Owen ci da` per aiutarci in questo. Primo: dovremmo costantemente meditare sull'eccellenza di Dio e, alla luce di questo, sulla nostra depravazione. Secondo: dobbiamo costantemente ricordarci quanto poco conosciamo nostro Padre e come molto di piu` della terra promessa ci stia venendo offerto. Tutti i Cristiani hanno bisogno di conoscere meglio Dio e questa deve essere la nostra costante aspirazione, speranza e passione. Non permettere ad altri Cristiani di usare la stupenda rivelazione del Vangelo o la loro personale esperienza della salvezza, per trattenerti dallo spasmodico desiderio di conoscere meglio Dio. Non permettere a cio` che conosci di ostacolare cio` che devi imparare. Se conosci Cristo, hai cominciato a navigare attraverso un vasto oceano inesplorato. Molto ancora ti aspetta.

Nel tredicesimo capitolo, Owen ci dara` il suo ultimo principio particolare riguardante la mortificazione. E` essenziale per la vita Cristiana perche` tratta l'argomento dell`interiore pace spirituale. La maggior parte dei Cristiani darebbero la vita per due cose: avere piu` potere per fare la volonta` di Dio e piu` pace durante il percorso. Studia bene il tredicesimo capitolo.


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102 VI:63.

103 VI:64.

104 VI:64.

105 VI:68.

106 VI:69.

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