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Il Conforto Di Dio Nella Sofferenza E La Nostra Responsabilità ( 2 Cor 1:1-11)

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I. Schema

A. Indirizzo (1:1-2)

1. Mandanti (1:1a)

2. Destinatari (1:1b)

3. Il Saluto (1:2)

B. Conforto di Dio in mezzo alle Prove (1:3-11)

1. Il Motivo per cui Dio conforta Paolo e i suoi Compagni (1:3-7)

2. Afflizioni in Asia (1:8-11)

II. Il Conforto di Dio nella Sofferenza e la nostra Responsabilità

A. Indirizzo (1:1-2)

1. I Mandanti (1:1a)

Paolo è lo scrittore della Lettera e Timoteo lo serve con l’opera dell’Evangelo a Corinto. Paolo si descrive come un Apostolo,cioè come colui al quale il Signore ha dato l’Autorità di predicare la Parola e chiamare tutti gli Uomini all’Obbedienza dell’Evangelo (1 Cor 9:1-3; Rom 1:5). Paolo ha parlato con autorità nel nome del Signore. Dopotutto, Lui è stato un Apostolo per volere di Dio (Gal 1:1).

2. I Destinatari (1:1b)

Sebbene la prima Lettera ai Corinzi riveli le enormi difficoltà nella Chiesa, incluse la divisione e la discordia (1-4), un tipo di immoralità sessuale che non si trovava neanche tra i Pagani (5), processi l’uno contro l’altro (6), comprensione errata riguardo il matrimonio e il divorzio (7), l’uso corretto della Libertà e il fatto di scandalizzare gli altri (8-10), dispute riguardo il coprirsi il capo, ubriachezza ed eccessivo egoismo alla Cena del Signore (11), smoderatezza dei doni spirituali con una dannosa concentrazione del miracoloso (in particolare il parlare in lingue) come segno di una grande spiritualità (12-14) ed una visione sbagliata riguardo la resurrezione (15), nonostante tutto questo – senza menzionare i problemi che loro stessi causarono agli apostoli – Paolo si riferisce a loro come la Chiesa di Dio in Corinto. Leggendo la prima e la seconda lettera ai Corinzi bisogna notare la presenza del termine Fratelli per comprendere che Paolo li considerava Cristiani (sebbene forse non tutti singolarmente) anche se era afflitto profondamente per la loro immaturità e la mancanza di Amore (cfr. 1 Cor 3:1-17; 6:11, ecc.).

3. Il Saluto (1:2)

Paolo si rivolge alla Chiesa col saluto tradizionale. La Grazia si riferisce alla benignità di Dio immeritata verso peccatori indegni, una grazia che porta alla Pace nei loro cuori ( cioè la Pace di Dio che Egli stesso contiene), nel loro rapporto con Dio ed anche nel loro rapporto con gli altri. Qualsiasi insegnamento di Paolo è sempre Cristocentrico perché solo in Cristo il piano di Dio è realizzato nelle Vite dei santi. Per Paolo, tutto proviene dalla sua comprensione dell’Evangelo (1 Tim 1:11).

B. Conforto di Dio in mezzo alle Prove in Asia (1:3-11)

Dopo che Paolo nella lettera ha fatto un introduzione formale e ha dato il suo saluto tradizionale inizia a trattare la natura del suo ministerio apostolico tra i Corinzi fin da quando è stato preso di mira da alcuni oppositori (cfr 2 Cor 11:23). In questo paragrafo spiega il cambiamento della rotta del viaggio che è stato un punto dolente per la Chiesa. Il fatto che Lui non apra il discorso con un ringraziamento per la Chiesa (cfr Fl 1:3-8; Col 1:3-8) né con una preghiera (Fl 1:9-11; Col 1:9-14) rivela che il problema della sua prova in Asia è ancora fresca nella sua mente e che la prova, così come il suo viaggio, doveva essere discusso immediatamente. In questo paragrafo si parla soltanto della prova in Asia. Comunque, il contesto deve essere riguardato in modo che chi legge possa comprendere che il passo 1:3-11 si svolge in un campo semantico più vasto, vale a dire 1:3 e 7:6 così allora, dopo che Paolo parla del conforto che Dio gli ha dato nella provincia dell’Asia (1:3-11) affronta il problema del fratello che pecca nel passo 2:5-11. Infine il passo 2:14 e 7:6 è dedicato alla natura del ministerio apostolico. Presi insieme, i passi 1:3 e 7:6 servono a ravvivare nelle loro menti il suo impegno per loro per fargli comprendere la natura e i problemi del ministerio spirituale.

1. Il Motivo per cui Dio conforta Paolo e i suoi Compagni (1:3-7)

v. 3 Paolo inizia questo paragrafo attribuendo benedizione a Dio. Sebbene questo saluto di apertura sia il modo tradizionale con cui gli ebrei si avvicinavano a Dio, tuttavia esso esprimeva profonda devozione e riverenza. Qui, così come in Efesini 1:3 (cfr. anche 1 P 1:3) Dio è identificato in modo specifico come Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Come abbiamo accennato nell’Introduzione, per Paolo tutto è Cristocentrico e ,di conseguenza, il modo in cui si conosce e si realizza Dio è attraverso Suo Figlio, Gesù Cristo.Dunque è il “figlio” che è il nostro Signore (Kyrios). L’utilizzo della parola Signore - riferendosi a Gesù - è ripreso dalla traduzione della Bibbia dal Greco YHWH come Signore (Kyrios) e conferma la posizione elevata di Gesù. Utilizzando la parola Nostro, Paolo dimostra la sua solidarietà con la Chiesa sotto la signoria di Cristo.

Dio deve essere lodato per molti motivi, per tutto ciò che Lui è e per ciò che fa, per la sua immensa grandezza del suo essere (Sl 145:3), per il suo Amore (Sl 86:15), la sua Fedeltà (La 3:22-23), la sua Forza (Is 41:10) e per la sua imperscrutabilità ( Ro 11:36). Qui Paolo, considerando il fatto di essere stato liberato da circostanze mortali in Asia minore riflette e ringrazia Dio per il suo infinito Amore. Infatti Paolo chiama Dio il Padre delle misericordie (da notare il plurale “misericordie”) e il Dio di ogni consolazione (Mi 7:19; Is 40:1; 66:13 ). La Misericordia di Dio è la sua compassione per noi nella nostra condizione impotente (sebbene non necessariamente innocente) e ciò lo si dimostra nel suo Conforto che lui ci dimostra. Paolo aveva sperimentato quella profonda compassione di un Padre che da alla parola amore un significato completamente nuovo e che ama un figlio nel bisogno estendendo il suo amore verso il figlio nel mezzo delle sue battaglie (cfr. Ro 5:1-5: L’amore di Dio è stato sparso nei notri Cuori ..”). Senza nessun dubbio ha confortato l’apostolo attraverso lo Spirito Santo e li ha infine liberati dal pericolo mortale (v. 11).

v. 4 Dio non seleziona chi deve confortare e, oltretutto, non ci sarà mai un momento in cui ci meriteremo la sua presenza speciale nell’Amore. Dobbiamo ricordare che è secondo le sue misericordie – le quali sono tante – e che in tutte le nostre afflizioni, dunque in qualsiasi afflizione potremmo ritrovarci. Forse hai peccato e ne stai patendo le conseguenze di ciò, ma Dio non di meno si avvicina a te per confortarti se glielo permetti.

Dio ci conforta in tutte le nostre afflizioni. Un Motivo per cui lui fa questo è affinché noi possiamo confortare coloro che sono nelle afflizioni col conforto del quale siamo stati confortati da Dio. Di certo è così affinché noi stessi sperimentiamo il suo amore e il suo aiuto,ma anche perché Lui vuole che noi diventiamo canali di questo tipo di Amore e non dei recipienti che trattengono tutto per sé. Una volta che abbiamo realizzato la compassione e il conforto di Dio nel mezzo di una prova,siamo meglio equipaggiati per ministrare lo stesso conforto verso gli altri. Noi sappiamo cosa c’è di bisogno, per la grazia di Dio,per aiutare gli altri che stanno soffrendo: questo è il punto centrale dell’evangelo.

V. 5 Paolo spiega il motivo per cui il verso 4 è vero, e cioè che come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. Le Sofferenze di Cristo non si riferiscono a nessuna delle sofferenze che il Messia ha sopportato in quel cammino per assicurare la nostra redenzione. Esse piuttosto, si riferiscono alle sofferenze che Paolo ha subìto nel contesto del suo ministerio apostolico, cioè soffrire per Cristo in cui in effetti ogni Cristiano si ritrova come risultato del vivere nell’ “adesso.. ma non ancora..”. C’è un elemento escatologico nelle sofferenze in quanto sono prestabilite da Dio per completare la piena misura delle sofferenze di Cristo (Col 1:24). Sono le sofferenze di Cristo che vengono come risultato della sua vita in noi. Per certo, poiché vive in noi nel termine attuale del Regno, lui li sopporta insieme a noi fino a quando sono complete.

Così come le sofferenze abbondano, così anche il nostro conforto per mezzo di Gesù Cristo abbonda. Paolo dice che più si soffre, più si realizza il conforto per mezzo di Cristo. La particolare enfasi qui è sull’esperienza del conforto in mezzo alle sofferenze, non il fatto di essere confortati togliendo la sofferenza. Sebbene Paolo fu liberato da un tale pericolo mortale (1:8-11) tuttavia fu confortato in mezzo alla prova.

1:6 Paolo riprende il pensiero generale del verso 4 e lo applica nel rapporto suo con i Corinzi. Nel verso 4 dice che Dio conforta coloro che sono nelle prove affinché essi possano confortare gli altri che vivono delle prove. Paolo chiarisce questa verità al verso 6 quando dice “Ora se siamo afflitti, ciò è per la vostra consolazione e salvezza; se siamo consolati, ciò è per la vostra consolazione e salvezza, che operano efficacemente nel sostenere le medesime sofferenze che patiamo anche noi ” .

Due punti che devono essere notati al verso 6. Primo, le afflizioni di Paolo nel corso del suo ministerio nel predicare l’evangelo per Cristo risultano in salvezza di coloro che ascoltano il messaggio. Questo,ovviamente, ha incluso i Corinzi. Perciò è come se i Corinzi devono la loro salvezza – che gli ha portato conforto e realizzazione della presenza di Dio – alle sofferenze di Paolo. Secondo, il fatto che Paolo sia confortato nelle sue prove dimostra ai Corinzi che anche loro possono essere confortati da Dio. L’accenno di questo fatto, sebbene non siamo a conoscenza delle specifiche afflizioni dei Corinzi, risveglia in loro il fatto poter avere conforto da Dio. Il risultato finale è che tutto ciò che Dio ha fatto attraverso Paolo è stato sia per il proprio beneficio di Paolo che per il beneficio dei Corinzi.

1:7 Poiché le sofferenze a cui si riferisce Paolo sono uniche nel Cristiano – sofferenze che il cristiano subisce in conseguenza al fatto di essere un cristiano in un mondo decaduto – e nei Corinzi i quali condividono le sofferenze, Paolo è fiducioso che la Chiesa condividerà anche un simile conforto: Paolo è estremamente sicuro che Dio li conforterà. Ciò significa che anche loro saranno in grado di confortarsi l’un l’altro nelle prove che sopportano.

2. Difficoltà in Asia (1:8-11)

1:8 Utilizzando il tradizionale modo di scrivere nelle lettere di Paolo, l’apostolo dice “Perché non vogliamo, fratelli, che ignoriate..”. Paolo vuole che essi vengano a conoscenza dell’ afflizione che ci capitò .. in Asia,che lui e gli altri sono stati eccessivamente gravati, al di là delle loro forze, tanto da disperare della vita stessa. Il termine Perché (gar) unisce questo paragrafo, cioè i versi 8-11, con i versi 3-7 nel modo seguente: poiché loro riescono a condividere le sue sofferenze e il suo conforto, Paolo gli racconta della sua grande battaglia in Asia. Gli studiosi non sono sicuri di cosa sia esattamente accaduto nella provincia dell’Asia, ma molti hanno l’impressione che ciò si riferisca in qualche modo ai Giudei che si opposero a Paolo e che gli causarono dolore (cfr. 2 Cor 11:23). Sebbene non possiamo conoscere con sicurezza quale fu la difficoltà, tuttavia portò Paolo, per così dire, a inginocchiarsi: lui aveva un peso che andava oltre la sua capacità di sopportazione, oltre la sua forza che arrivava al punto di disperare della sua vita stessa.

Un’annotazione sulle afflizioni di Paolo in Asia

Ci sono stati molti suggerimenti riguardo a cosa potesse essere accaduto precisamente a Paolo riferendosi ai versi 1:8-11: (1) Sulla base di 2 Cor 11:25 si è pensato che quell’ “affondare” potesse essere un afflizione. Ciò è improbabile in quanto il termine affondare non lo si pensa come ad un’afflizione e oltretutto ciò è improbabile nella provincia dell’Asia; (2) Altri credono che Paolo stesse parlando del combattimento contro le belve selvagge ad Efeso (1 Cor 15:32); (3) Altri credano che si riferisca al tumulto ad Efeso istigato dall’orafo Demetrio con l’aiuto di altri (Atti 19:23-41); (4) Alcuni studiosi suggeriscono che Paolo si stia riferendo a qualche sorta di malattia mortale. Questa opzione sembra adattarsi bene quando si legge “ricevere la sentenza di morte in loro” (2 Cor 1:9); (5) Un’altra opzione è che la sua difficoltà in Asia si riferisca ai Giudei che gli hanno causato molto dolore. In Atti 20:19 Paolo stesso parla delle “prove che gli sono avvenute per le insidie dei Giudei” e quando Paolo è stato a Gerusalemme, sono stati i giudei di Gerusalemme che aizzarono la folla a mettere le mani addosso all’apostolo (Atti 21:27; cfr. anche Atti 19:23-41 e il ruolo di Alessandro in 2 Tim 4:14). Il complotto dei Giudei finalizzate a far del male a Paolo riflettono bene l’opposizione giudaica descritta nel libro (cfr. 2 Cor 11:23).1 In ultima analisi,dunque, non possiamo essere certi di che genere di prova Paolo abbia sopportato, ma possiamo dire che è stato qualcosa di estremamente doloroso e forse potenzialmente fatale.

1:9 Paolo dice di aver capito che ci fosse stata una sentenza e come verdetto ci fosse stata la morte o quantomeno questo è quello che gli è passato per la mente. Paolo aveva sicuramente creduto che non ci sarebbe stata nessuna via d’uscita e che la morte sarebbe stata inevitabile. Dopo che l’intera vicenda si concluse,però, Paolo disse che Dio lo aveva permesso “affinché (sia lui che altri) non confidassimo in noi stessi ma in Dio che fa risorgerei morti”. Paolo era arrivato al punto di vedere l’intera sua Vita nelle mani sovrane di Dio e nei suoi buoni propositi. Sapeva che Dio aveva permesso che accadesse tutta quella sofferenza per diversi motivi,facendo diventare la dipendenza dell’Apostolo da Dio il punto centrale più importante.Come Cristiani- e in virtù del fatto di diventare un cristiano - abbiamo imparato ad appoggiarci su Cristo e non su noi stessi. Questo l’abbiamo imparato nella conversione. Tale lezione però non finisce mai e in qualche modo si accelera di molto quando soffriamo: più la sofferenza è profonda,più ci disperiamo e più ci disperiamo, più avvertiamo il senso di morte e più profondo il senso della morte ,più il nostro grido va a Colui che può salvarci dalla morte. Cosa produce tutto ciò? Una capacità donata da Dio nel confortare in modo più profondo gli altri che stanno soffrendo.

1:10-11 Paolo è convinto che Dio abbia liberato lui e quelli che erano con lui da un pericolo di morte così grande e che continuerà a fare così anche in futuro,però vuole che i Corinzi sappiano che quella liberazione avviene quando il popolo di Dio prega e ne fa richiesta in situazioni del generi. La Preghiera è più di una semplice liberazione. Essa serve per l’intera opera di proclamazione del Vangelo e di tutto ciò che comporta tale opera. Il Risultato finale di tale preghiera e di questo “aiuto” è che molti daranno gloria a Dio per conto del suo dono di liberazione dato per grazia a Paolo e per l’avanzamento dell’evangelo.

III. Principi di Applicazione

1. L’adorazione per Dio non è una cosa cristiana del tempo passato: essa è la nostra vita stessa ed è una parte integrale della vita cristiana: è come collegare il blue al colore del Cielo. Non puoi avere una parte senza avere anche l’altra. “Come un regalo ponderato rispecchia la celebrazione di un compleanno,come un evento speciale rispecchia la celebrazione dell’anniversario,come un elogio sentito rispecchia la celebrazione alla vita, come un’unione sessuale rispecchia la celebrazione del matrimonio .. Così il culto di Adorazione rispecchia la celebrazione di Dio”(Ronald Allen, Worship: Rediscovering the Missing Jewel). La Lode è parte integrante della celebrazione dell’Amore e della compassione di Dio su Noi ,persone non amabili. Paolo loda suo Padre e lo benedice. Possiamo noi fare di meno?

2. La Chiesa cristiana in America è risolutamente individualistica, eppure il segno più evidente dei primi passi del cristiano è il pensiero che sta dilagando tra le nostre chiese che tutto ciò che riceviamo è per noi soltanto e che Dio ci benedice senza pensare ad estendere questa benedizione agli altri. Dio, però,ha detto ad Abrahamo che avrebbe benedetto Lui e il mondo attraverso di lui ! Paolo dice che Dio ci conforta affinché noi possiamo confortare gli altri con lo stesso conforto che abbiamo ricevuto da Dio: ecco ciò che ci salva da una religione senza utilità! Nella nostra cultura di certo c’è qualcuno disposto a prendere l’incoraggiamento di Dio attraverso di Te: Trovalo ed Amalo.

3. “Per due anni degli scienziati si sono segregati in un ambiente artificiale chiamato Biosfera 2. All’interno della loro comunità auto-sostenibile, i Biosferiani hanno creato una serie di mini-ambienti che includono il deserto,una foresta tropicale e persino un oceano. Quasi tutte le condizioni atmosferiche potrebbero essere simulate,tranne il vento .Durante quel periodo, la conseguenza della mancanza di vento divenne evidente: un numero di alberi di acacia si piegarono e caddero anche. Senza la spinta del vento che rafforza il tronco,esso è cresciuto debole e non riusciva a reggere il proprio peso (Jay akkerman). “Dobbiamo ricordare che il vento dell’avversità rafforza la nostra determinazione ad appoggiarci sul Signore e non su noi stessi. In effetti così come gli alberi sono soggetti ai venti delle tempeste,alla fine anche noi possederemo una forza maggiore. Così lo è stato per Paolo e così sarà il nostro caso se ci appoggeremo sul Signore che fa risorgere i morti.

4. Il risultato finale di tutto ciò che Dio fa è la Lode. Paolo inizia questa parte di 1:3-11 con la lode e benedicendo e finisce con lode unita a ringraziamento data a Dio. Ricorda che nella tua Vita tutta la Lode va a Dio,perché da Lui,attraverso Lui e per Lui sono tutte le cose!

Greg Herrick si è laureato al seminario Teologico di Dallas con Master in Teologia nel 1994 e con il Dottorato di Ricerca nel 1999. Greg e sua Moglie sono dei canadesi che vivono con i loro quattro figli in Texas.


1 Vedi Colin Kruse, The Second Epistle of Paul to the Corinthians, The Tyndale New Testament Commentaries, ed. Leon Morris (Grand Rapids: Eerdmans, 1987), 68-69.

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